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Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione

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7 perché il giornalismo non può permettersi di essere asincrono e fuori dal proprio tempo. Nella società contemporanea si vive connessi ‒ e circondati, immersi, quasi ‒ nei media. Azioni come informarsi, acquistare prodotti, pagare le tasse, comunicare con i propri simili si svolgono in gran parte online. Internet ha ormai sostituito l’enciclopedia nell’immaginario comune ed è diventato un mezzo familiare, a cui ci si rivolge nel momento della curiosità, del dubbio e dell’apprendimento. Le persone vivono la propria esistenza spostandosi costantemente dalla realtà offline a quella virtuale, varcando in continuazione il confine che delimita i due regni e che a ogni passaggio diventa sempre più sottile e impercettibile. Anche il giornalismo si trova a esistere in questo contesto mutato e nuovo, che nasconde i terribili rischi e le meravigliose opportunità delle cose non ancora del tutto conosciute. Che ruolo dovrebbe avere in tutto questo? Come dovrebbe cambiare? C’è solo un modo in cui può adeguarsi ai cambiamenti sociali, lavorativi, culturali e tecnologici degli ultimi anni? Guardandosi attorno, frequentando le bacheche dei social network e i principali portali d’informazione sembra che il destino di questa professione sia improntato alla velocità, all’aggiornamento non- stop, alla rincorsa dei numeri, a guadagni sempre più miseri. Il sistema che si è imposto, caratterizzato da un modello di business condizionato dalla pubblicità e dal flusso continuo di comunicazioni, non si sta rivelando robusto, né tantomeno soddisfacente per chi ne fa parte e per il pubblico. L’insoddisfazione dei lettori ha portato alla disaffezione e alla diffidenza nei confronti degli organi di informazione, a una crisi di credibilità che paradossalmente alimenta la disinformazione: dal momento che parte del pubblico non si fida più dei media tradizionali, si informa altrove, rivolgendosi a fonti alternative, che sembrano più vicine alle persone e alle loro esigenze, ma che spesso non offrono lo stesso grado di professionalità e attendibilità. In un recente articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano”, Domenico De Masi, ex Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza di Roma, identifica i quattro principali fattori della crisi dei giornali: «la decrescente credibilità dei giornalisti; l’eccessiva somiglianza e sovrapponibilità dei giornali; il proliferare delle fonti informative non cartacee; il progressivo prosciugarsi delle fonti
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Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione

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Informazioni tesi

  Autore: Micol Burighel
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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