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Intorno al terzo libro del Cortegiano: un discorso sulla donna detto al maschile

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22 che dica a questo proposito? […] Guardate signor Magnifico, che non si estimi che, oltre alla naturale crudeltà che hanno in sé molte di queste donne, voi ne insegnate loro ancora di più». Rispose il Magnifico: «Io ho detto non di chi ama, ma di chi intertiene con ragionamenti amorosi, nella qual cosa una delle più necessarie condicioni è che mai non manchino parole; e gli innamorati veri, come hanno il core ardente, così hanno la lingua fredda, col parlar rotto e subito silenzio […] chi ama assai parla poco». 56 Questo tema del detto/non detto e degli sguardi amorosi che contraddistinguono gli innamorati dal «core ardente» richiama implicitamente il motivo dantesco della donna-schermo (Vita Nuova, V) 57 , largamente presente nella lirica provenzale e derivante dagli stessi principi dell’amor cortese, già contemplato nel De Amore di Andrea Cappellano. Ed è in tali circostanze che messer Federico piega a suo favore questa interpretazione, avanzando la propria tesi misogina a sostegno dell’innata crudeltà delle donne che parrebbe essere fomentata dai consigli del Magnifico Iuliano. Con allusione al mito ovidiano di Pigmalione (Le Metamorfosi, X, 243-297), quest’ultimo accenna alla «ritrosia» della dama di corte come caratteristica fondamentale per riconoscere una simulazione d’amore dalla verità. Un primo segno, menzionato nel capitolo LVII, è quello del silenzio che contraddistingue i veri innamorati dagli uomini ingannevoli perché spesso «le demostrazioni che si fan alle dame nascono da un appetito mosso da opinion di facilità, non d’amore». 58 Si prosegue, in seguito, con una disputa tra Pallavicino e il Magnifico intorno alle condizioni di «servitù e riverenzia» che spettano alle donne maritate. Disse il signor Gasparo ridendo: «Non volete voi, signor Magnifico, che questa vostra così eccellente donna essa ancor ami, almen quando conosce veramente essere amata? Atteso che se ‘l cortegiano non fosse redamato, non è già credibile che continuasse in amare lei; e così le mancheriano molte grazie, e massimamente quella servitù e riverenzia, con la quale osservano e quasi adorano gli amanti la virtù delle donne amate.» «Di questo,» rispose il Magnifico, «non la voglio consigliare io; dico ben che se lo amar come voi ora intendete estimo che convenga solamente alle donne non maritate; perché quando questo amore non po terminare in matrimonio; è forza che la donna n’abbia sempre quel remorso e stimulo che s’ha delle cose illicite, e si metta a periculo di macular quella fama d’onestà che tanto l’importa.» […] «Penso ben quelle che hanno i mariti convenienti e da essi sono amate, non debbano fargli ingiuria; ma l’altre, non amando chi ama loro, fanno ingiuria a se stesse.» […] «Pur, perché molte volte il non amare non è in arbitrio nostro, se alla donna di palazzo occorrerà questo infortunio che l’odio del marito o l’amor di altri la induca ad amare, voglio che ella niuna altra cosa allo amante conceda accetto che l’animo; né mai gli faccia dimostrazion alcuna certa d’amore, né con parole, né con gesti, né per altro modo, tal che esso possa esserne sicuro». 59 Estimatore e mediatore della cultura cortese, il trattatista finisce nel terzo libro per avvisare dei pericoli dell’adulterio e dell’infedeltà della donna, la cui medietas, onestà e castità costituiscono i caratteri imprescindibili che regolano la sua vita pubblica e privata. Castiglione intima quindi alla sua donna di palazzo di 56 Castiglione, Il libro del Cortegiano, III, LV, pp. 333-334. 57 Si pensi al silenzio di Dante che non vuole svelare l’identità dell’amata Beatrice, alimentando l’equivoco creatosi in chiesa. 58 Castiglione, Il libro del Cortegiano, III, LVII, p. 337. 59 Castiglione, Il libro del Cortegiano, III, LVI, pp. 334-336.
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Intorno al terzo libro del Cortegiano: un discorso sulla donna detto al maschile

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Informazioni tesi

  Autore: Sophia Melfi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Antonio Corsaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

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urbino
cortegiano
baldassar castiglione
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