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I flussi migratori dall'Africa subsahariana verso l'Italia

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8 Più recentemente, nel periodo 2000-2010, l’Italia è diventato uno dei Paesi con il più alto saldo migratorio attivo. Si stima che in tale periodo sia il quinto Paese, dopo Stati Uniti d’America, Spagna, Emirati Arabi Uniti e Federazione Russa. Tale dato acquista ancora più rilevanza se paragonato a quello relativo al periodo 1990-2000 in cui l’Italia non era presente nei primi dieci Paesi con saldo migratorio attivo a testimonianza dell’aumento esponenziale che l’Italia si trova ad affrontare. Il nostro Paese è passato da poco più di 3 milioni di stranieri residenti nel 2007 ai 4,5 milioni circa nel 2012, ai 5 milioni del 2016 con un’incidenza pari all’8,3% della popolazione totale, confermandosi un’importante area di sbocco dei flussi migratori internazionali. Una breve ricostruzione dei movimenti migratori in Africa Subsahariana Prima di entrare nel merito delle teorie sulle cause dei flussi migratori è forse il caso di ripercorrere, seppur per brevi cenni, la storia delle migrazioni in Africa subsahariana. Con la conquista di molti territori da parte delle potenze europee (Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo e Belgio) i fenomeni migratori, prima dettati da esigenze climatiche, commerciali e caratterizzati da un forte nomadismo, si trasformano, in ossequio alle esigenze delle grandi potenze coloniali che vogliono utilizzare la manodopera nei luoghi e nelle attività che a loro interessano. Tre le direttrici migratorie che caratterizzano il diciannovesimo secolo fino a metà degli anni sessanta: gli spostamenti all’interno del continente che riguardano la manodopera da utilizzare ai fini estrattivi nelle miniere del centro e nelle coste dell’Africa meridionale, quelli destinati allo sviluppo dell'agricoltura e nelle piantagioni (cotone, tè, caffè, arachidi), ed, infine, quelli verso i porti e le città fluviali per gli sbocchi commerciali Dagli anni Sessanta, a seguito del processo di decolonizzazione, cambiano i flussi migratori che da interni diventano esterni al continente. Ciò aderendo ad un’esigenza di manodopera, diffusa in Europa, da utilizzare per la ricostruzione post bellica che sarà principalmente orientata verso i paesi “ex colonizzatori” e quindi la Francia, la Germania, il Belgio e l’Inghilterra. Solo con gli anni novanta, con l’affermazione dei primi movimenti antimmigrazione che lamentano l’invasione dei migranti come minaccia per la propria economia interna, colpita dalla recessione, incominceranno a mutare sostanzialmente i
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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Cefalo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuseppe Terranova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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