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Elaborazione e interazione in programmazione logica e ad oggetti

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Parte Prima: Limiti della LP LP e OOP 13 Capitolo 2 Limiti della LP Nel capitolo precedente abbiamo visto le differenze tra LP ed OOP. Sappiamo già che tutto quello che si può fare in LP lo si può (anche se con maggior sforzo) anche in OOP, difatti gli interpreti Prolog sono di solito implementati in linguaggi OOP come il C++. In questa sezione vedremo che non vale il viceversa, la LP è un modello di programmazione inferiore alla OOP, non permette cioè di esprimere tutto quello che è possibile in OOP. Questo aspetto è già stato messo in luce da Wegner [We93], riprenderemo i concetti esposti in tale articolo e li rielaboreremo in funzione degli sviluppi futuri. E’ importante mettere chiaramente in luce i limiti e soprattutto le cause di tali limiti per cercare di porvi rimedio in seguito. Previeni i problemi prima che sorgano. Coltiva l’ordine prima che nasca il disordine. Lao Tzu, Tao te Ching 2.1. Sintassi e semantica in LP L’aspetto fondamentale della LP da cui derivano gli altri è il seguente: la semantica è ridotta alla sintassi. Tale restrizione è d’obbligo se si vogliono risolutori corretti e soprattutto completi. Questo perché una macchina non può conoscere il significato dei simboli dato dal programmatore, ma se la semantica è data dalla sintassi può limitarsi a manipolare simboli dimostrando ciò che è vero indipendentemente dal significato dei simboli stessi. Per il risolutore un simbolo non denota altro che se stesso, è un puro segno che non rappresenta nulla. Questo è ben diverso, ad esempio, dall’italiano scritto in cui dietro la stringa “persona” c’è un significato (dato non da regole ma da convenzioni e usi). Di solito nei programmi LP non si usano stringhe qualsiasi ma nomi significativi, ma significativi solo per chi legge, per la macchina è la stessa cosa sostituirvi simboli qualunque purché dove compaia un certo termine ne compaia un altro e sempre lo stesso. Si può meglio comprendere tale differenza confrontando la definizione di interpretazione con quella di interpretazione di Herbrand di un programma logico, essendo le interpretazioni ad attribuire la semantica ai programmi. Definizione 2.1.1 (interpretazione). Dato un linguaggio del primo ordine L=(C, F, P, V) 3 , un’interpretazione per L definisce un dominio non vuoto D e assegna: • a ciascun simbolo di costante in C una costante in D; • a ciascun simbolo di funzione n-ario una funzione F:D n →D; • a ciascun simbolo di predicato n-ario in P una relazione in D n , cioè un sottoinsieme in D n . Ci sono quindi due insiemi distinti: quello dei simboli S e quello dei significati (valori) D. In particolare più simboli potrebbero indicare lo stesso valore. 3 C è l’insieme delle costanti, F quello delle funzioni, P dei predicati e V delle variabili. S D sintassi semantica
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Elaborazione e interazione in programmazione logica e ad oggetti

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Informazioni tesi

  Autore: Tiziano Moretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Informatica
  Relatore: Antonio Natali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

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Parole chiave

elaborazione
interazione
programmazione ad oggetti
programmazione logica

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