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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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21 attivamente i potenti signori col loro patrimonio, contribuendo alle spese dell’esercito e di culto 5 . D’interesse è anche il fatto per cui la polis cedeva terreni demaniali ai santuari (senza darle direttamente in locazione o in enfiteusi), che costituivano la cassa dello stato, disponendo di tali ricchezze, come se si volesse affidare ad un dio la gestione ed il buon andamento dell’amministrazione. I santuari, grazie alle loro scorte di cereali e di denaro, rappresentavano una fonte di rifugio sicuro durante le calamità. In ogni caso il sistema finanziario della polis non è univoco, tanto che non esiste neanche un bilancio unitario, ma diversi bilanci parziali relativi alla distribuzione delle entrate per i vari settori d’interesse. La cultura imprenditoriale che si andò sviluppando durante il periodo greco, ha i suoi effetti anche nel periodo della dominazione romana, che è caratterizzato da un accaparramento di territori demaniali da parte dei comandanti degli eserciti e di alcuni senatori che ebbero vita dura nella competizione con i potenti locali. Infatti molti tra i grandi latifondisti dei territori calabresi erano italioti e ricoprirono anche cariche importanti nell’amministrazione centrale dell’impero. Il latifondo si sviluppa in questo periodo e prospera sulle terre del Bruzio, anche perché i piccoli proprietari che erano sfuggiti alle confische da parte dei romani, non avendo più (alla fine della guerra annibalica) la forza di ritornare a valorizzare le terre incolte, le vendettero a chi già ne possedeva in abbondanza. Questi grandi proprietari, dato il contemporaneo aggravamento dell’endemia malarica, ritennero opportuno abbandonare l’agricoltura e destinare questi immensi spazi al pascolo. Lo sfruttamento estensivo di queste terre portò enormi benefici ai latifondisti locali e conseguenti oneri alla maggior parte del popolo calabrese, che videro svanire l’opportunità di avviare attività agricole caratterizzate da colture intensive. Il tenore di vita quindi si era allontanato sempre di più da quello dei Sibariti nel periodo greco. Il popolo soffriva la fame e cominciava a sottomettersi ad umilianti lavori al servigio di Roma e dei Romani. Comincia qui la nascita di grosse bande di briganti che non si volevano assoggettare al servilismo e scelsero la via della macchia aggravando quindi la situazione, che in quel momento certamente non era delle migliori 6 . La politica di rivalutazione delle risorse colturali della regione si avvia nell’ultimo secolo a.C., dopo che le vittorie di Roma contro Cartagine e in Asia Minore portarono anche in Calabria una grossa quantità di schiavi, impegnata, oltre che in agricoltura, nella lavorazione del legno in varie zone della Sila. Il De Agricoltura di Catone (234 – 149 a.C.) portò forti rivoluzioni nel modo di amministrare un’azienda agricola: dal tipo di gestione all’organizzazione, dalla divisione dei compiti ai vari livelli di profitto. La pastorizia fu rivalutata e riorganizzata in aree maggiormente ristrette per dare più spazio alle coltivazioni di uliveti e vigneti, per i quali i grandi latifondisti calabresi resistevano a mantenere il monopolio in tutto l’impero, avendolo già perso per la coltura di cereali. 5 Ciccotti E. (1960), I tributi e l’amministrazione finanziaria nel mondo antico, Padova. 6 Nel 185 a.c. furono condannati in Apulia (odierna Puglia) circa 7000 briganti.
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Per un modello di sviluppo della Calabria fondato sull'ecoturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Longo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Economia
  Corso: Discipline Economiche e Sociali
  Relatore: Matteo Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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