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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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rimanevano sempre le stesse. Così accadeva che la storia o le traversie di qualche personaggio in vista del paese, diventassero delle ‘fole’ da raccontare la sera durante il filò 23 . La Chiesa non gradiva i ritrovi serali; i rappresentanti del clero ammonivano periodicamente i fedeli e additavano i ‘filò’ come luoghi di perdizione. I testi a riguardo presentano un tono abbastanza severo e i contenuti vertono quasi esclusivamente sul problema della promiscuità fra i sessi. I preti controllavano continuamente i ‘filò’ e soprattutto puntavano l’attenzione sulla moralità delle ragazze. La Chiesa, dopo la Controriforma, ha sempre considerato la promiscuità fra uomini e donne come la fonte di ogni male e questo in parte traspare nelle ‘fole’ che hanno per protagoniste le streghe o le fanciulle. In realtà forse il potere ecclesiastico temeva la cultura alternativa e diversa che si respirava nei ‘filò’, una cultura poco vicina a quella impartita dalla Chiesa; basti l’esempio degli stessi exempla rimaneggiati e riproposti in chiave burlesca dal ‘contafole’ di turno. Ma i ritrovi in stalla impaurivano soprattutto perché offrivano un momento di scambio di idee, di esperienze e di confronto fra generazioni; erano uno spazio in cui si faceva opinione e cultura e i ‘siori’ temevano una presa di coscienza da parte dei ‘pitochi’ dannosa per il potere istituito 24 . 3.3 Il ruolo delle donne. Non si può intraprendere uno studio sulla favolistica veneta senza conoscere la funzione della donna nella cultura contadina. La maggior parte delle ‘fole’ infatti riveste la donna di un ruolo importante. Si può dire che le donne sono divise in due categorie ben distinte: o sono buone, brave, belle e angeliche oppure sono streghe cattive, malvagie e diaboliche. In linea di massima la giovinezza è in connubio con la bontà, l’intelligenza e la fortuna. La vecchiaia con la stregoneria, la cattiveria, il pettegolezzo. Questi due stereotipi non vanno tuttavia assunti come regola assoluta. 23 Italo Calvino, in Fiabe italiane,‹‹riconosce al Veneto un posto privilegiato, dopo la Toscana e la Sicilia “A fianco d’esse, appena un passo indietro, per una coloritura di mondo fantastico suo proprio e per l’abbondanza e la qualità del materiale raccolto, sta a Venezia, anzi a tutta l’area dei veneti”. La tradizione orale veneta fa la sua comparsa con notevole anticipo sulle altre tradizioni regionali ne Le piacevoli notti di Gian Francesco Straparola, nato a Caravaggio (Bergamo) alla fine del XV secolo e morto nel 1553. Le piacevoli notti uscirono a Venezia in due riprese: le prime cinque nel 1550, le altre otto nel 1553. La cornice del libro ricalca la struttura del Decamerone. Una testimonianza della narrativa popolare più autentica la troviamo in Andrea Calmo, commediografo veneziano (Venezia ca. 1510-1571) che individua agli inizi del Cinquecento la fiaba L’uselin belverde, un personaggio dalle infinite trasformazioni e che troviamo diffuso in tutta la fiabistica veneta›› (Ivi, p. 172). 24 I contadini hanno sempre costituito una classe sociale a sé fino alla metà del nostro secolo, lontani non solo dalla nobiltà e dalla borghesia ma anche dalla gente di città. ‹‹ La distinzione culturale tra città e campagna si attua in modo definitivo a partire dall’anno Mille, quando i Comuni avviano il processo di separazione del lavoro urbano da quello rurale per mezzo di una crescente specializzazione dell’artigianato. Si arriva così alla formazione di due realtà socio- economiche ben definite: la campagna (‘il contado’, da cui ‘contadino’) fornisce derrate alimentari e materie prime (lana e legname); la città si afferma come centro di lavorazione dei prodotti finiti e degli scambi commerciali›› (Ivi, p. 18).
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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