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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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Le ragazzine crescevano in fretta e, se erano un buon aiuto durante la stagione della raccolta, diventavano un peso d’inverno e quindi il padre provvedeva a trovar loro un marito. Infatti, il proverbio dice: “A San Martin xe sposa a fiola del contadin” (a San Martino si sposa la figlia del contadino) proprio perché se “D’istà a femena juta, d’inverno a xe na boca in pì” (d’estate la donna aiuta, d’inverno è una bocca in più). La cultura agreste non vede nella donna la bellezza, la poesia, non si riscontra un’immagine idillica di essa; ella non è valutata per la sua corporeità nel senso estetico del termine, né come compagna ma bensì come colei che sostiene la famiglia sia economicamente che moralmente e colei che garantisce la continuazione della famiglia con la nascita dei figli perciò doveva essere sana, robusta e ben fatta. Questi erano i tre canoni essenziali: “che a tasa, che a piasa e che la staga in casa” (che stia zitta, che piaccia e che stia a casa) 26 . Coltro ci informa che ‹‹la donna contadina viveva il suo stato femminile con una convinzione morale che traspare nei suoi comportamenti, sempre misurato sulle ‘regole’ della tradizione›› 27 . La sobrietà caratterizzava ogni gesto e ogni atteggiamento delle contadine, un modo di vivere la quotidianità evidenziato con un abbigliamento scuro, vestiti pesanti che non lasciavano molto spazio alla bellezza, né valorizzavano la femminilità delle giovani. Le pettinature raccolte, i fazzoletti in testa e i grembiuli indossati anche nei giorni di festa, erano il simbolo della condizione femminile del mondo agricolo. Al di là della cultura patriarcale, si nascondono secoli di stratificazione a vari livelli. Se, anticamente, le popolazioni venete erano matriarcali, ben presto, con l’invasione indoeuropea mutarono drasticamente i ruoli e le posizioni sociali delle donne 28 . Un punto di vista che andò consolidandosi durante i secoli e che iniziò a cambiare soltanto nella seconda metà del nostro secolo. Già i romani confermano lo stesso prototipo di donna che si riscontra nella cultura agreste. 26 ‹‹“Che cos’era la donna di campagna? Eh, a l’era n’om, a fava tüti ie strapin che i’è ‘ntel mund e bele fait ( Eh, era un uomo, faceva tutte le faticacce che ci sono nel mondo, e bell’è fatto). La donna lavorava come un uomo. Comandava però l’uomo in casa. Ordinava Tu va a fare quel lavoro”, bisognava stare sottomesse, zitta e partire. E poi correre a fare le faccende di casa. Era mica come adesso, ohmi, adesso è un paradiso in confronto di una volta, allora era un inferno in anticipo›› ( Ivi, p. 55). 27 Ivi, p. 58. 28 PHILIPPE ARIES – GEORGES DUBY, La vita privata dall’Impero Romano all’anno mille, trad. it. di Maria Garin, Mario Carpitella, Maria Novella Pierini, Gabriella Vèrnole, Giulia Barone, Carlo Del Nonno, Bari, Laterza, 1988, pp. 8 e ss (Parigi 1985).
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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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