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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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I Celti, fra le popolazioni guerriere indoeuropee, compaiono nelle opere di Erodoto, Aristotele e Plutarco e raggiunsero il massimo splendore fra il V e il II secolo a.C. Occuparono i territori della Francia, del Belgio, dell’Austria, dell’Ungheria, della Svizzera e dell’Italia settentrionale. Arrivarono fino ai territori dell’odierna Ucraina, dove hanno lasciato il loro nome alla regione della Galizia. Di loro sappiamo che erano di statura alta, di muscolatura robusta, avevano gli occhi azzurri, i capelli biondi e la pelle chiara. La classe aristocratica guerriera sosteneva il re; il popolo non deteneva alcun privilegio e sottostava alle leggi dettate da quel governo oligarchico. I sacerdoti, scelti fra la nobiltà guerriera e depositari della memoria collettiva, fungevano da maghi e saggi e venivano chiamati druidi. La famiglia, di tipo patriarcale, deteneva il possedimento delle terre che non venivano spartite tra i singoli individui. Villar descrive i Celti come un popolo irascibile, litigioso, guerriero ma anche allegro, bevitore e amante della musica; esso diede vita, tra l’altro, ad un’interessante letteratura eroica trasmessa oralmente e cantata dai bardi 6 . Per quanto riguarda la cultura italica e quella veneta in particolare, non è stato facile, per gli studiosi, tracciare una filogenesi e, tuttora, presenta molti punti oscuri. Un’ipotesi, di Devoto e Pisani, abbastanza accreditata negli anni passati, insisteva nell’idea che, con l’entrata degli indoeuropei in Italia, sorsero due culture: quella delle Terramare e quella di Villanova. Sul finire del quella patriarcale affondava la sua forza nel rispetto delle leggi umane, dal predominio del pensiero razionale e dallo sforzo umano di confrontarsi con i fenomeni naturali. Tuttavia alcuni principi primitivi erano superiori a quelli patriarcali che ebbero il sopravvento; i primi concepivano l’uguaglianza fra gli uomini, essendo tutti generati dalla stessa Madre Terra. Il sistema patriarcale sostituì questo concetto con l’ordine gerarchico, con il sistema dell’autorità e dell’obbedienza. Scrive Bachofen: ‹‹La relazione attraverso la quale il genere umano ha cominciato a progredire nella civiltà, che segna la nascita di ogni virtù e degli aspetti più nobili dell’esistenza umana, è il principio matriarcale, che diventa efficace come il principio dell’amore, dell’unità e della pace. La donna, ancor prima dell’uomo, impara ad avere cura del bambino, a estendere il suo amore oltre se stessa verso altri esseri umani, e a ricorrere a tutte le sue doti e alla sua immaginazione nell’intento di preservare e abbellire l’esistenza di un altro essere. Tutto lo sviluppo della civiltà, la devozione, la cura, e il lutto per i morti sono radicati in essa […] L’amore materno non è soltanto più tenero ma anche più generale e universale… Il suo è il principio dell’universalità, mentre il principio patriarcale è quello delle restrizioni… L’idea della fratellanza universale dell’uomo è radicata nel principio della maternità e questa idea stessa svanisce con lo sviluppo della società patriarcale. La famiglia matriarcale ha quel carattere universale con cui inizia ogni evoluzione che è tipica della vita materna in contrasto alla vita razionale›› (E. FROMM, Il linguaggio dimenticato, cit., pp. 198, 199). 6 Ne sono testimonianza alcuni esempi scritti in lingua irlandese a partire dai secoli VI-VII d.C. (F. VILLAR, Gli indoeuropei e le origini dell’Europa, cit., p.449).
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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