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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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In siffatto contesto acquista valore fondamentale la presenza dei ‘veci’ che, grazie all’esperienza, possono insegnare ai giovani come interpretare il tempo e gli avvenimenti meteorologici. Gli anziani, con il loro lunario orale e le loro ‘fole’ che sostituiscono i miti arcaici, sono i depositari della sapienza. Così gli aneddoti, i proverbi, le fiabe e le favole, diventano la letteratura di chi non sa leggere. Le leggende e le ballate sono l’epica di una cultura che nessun autore famoso ha mai celebrato 13 . 3.2 Il filò e i contafole. D’inverno, dopo sena, se fea fiò in stala; vegnea anca qualche vissin de casa. Là se lavorava, se ciacolava, se contava storie, se imparava tante robe. Qua vedemo na femeneta che lavora a feri e una che tacona un nissolo: la luce xè xò: le la ga despicà dal gancio pa vedarghe puito. Ghe xè el toso che vien a catare la tosa: ela ghe dà la carega e la ghe ciapa el paetò; el paron de casa, sentà comodo, el se la conta col vissin: uno fuma la pipa e quel’altro el toscan. Sul sofito zè picà na fila de patate mericane, da magnare lesse o in forno; e un sesto che ga indrento i racici pa farli diventar bianchi; sul muro xè tacà la sega pa segare i canari, e un musae che i ghe mete al vedeo parchè no el magne paia e fen 14 . Il ‘filò’ era il luogo di ritrovo dei contadini durante il lungo inverno. Le stalle diventavano salotti per l’incontro tra familiari e vicini. I motivi che spingevano le persone a radunarsi in una stalla, di solito quella più grande del borgo o quella del ‘paron’ (padrone), erano molteplici. Il primo riguardava sicuramente un bisogno primario, quello di stare in un posto caldo dove “scaldarse i osi almanco par un par de ore” (scaldarsi le ossa almeno per un paio d’ore) visto che le case erano davvero fredde e l’acqua dei catini nelle camere spesso gelava. Bisogna entrare nella tradizione contadina e chiedersi perché non si riscaldavano le case. In realtà, oltre al fatto che la legna, le canne di granoturco, o i ‘botoi’ (torsi della pannocchia) scarseggiavano e quindi si rendeva necessario conservare questo tipo di combustibili per cuocere il cibo, si nutriva anche una concezione diversa della casa. I contadini concepivano l’abitazione come uno strumento di 13 Per quanto riguarda l’approfondimento di questa tematica è consigliabile leggere D. COLTRO, Fole e lilole, Venezia, Marsilio, 1991. 14 La trascrizione di questo brano, posta di seguito al testo dialettale, è la seguente: ‹‹D’inverno, dopo la cena, si faceva la veglia (o “filò”) nella stalla: vi partecipava anche qualche vicino di casa. Là si lavorava, si chiacchierava, si raccontavano storie, si imparavano tante cose. Qui vediamo una donnetta che lavora a maglia e una che rattoppa le lenzuola; la lampada è bassa per vederci bene: l’hanno fatta scendere togliendo il filo dal gancio che la tratteneva. C’è il ragazzo che viene a trovare la ragazza: lei gli porge una sedia e gli prende il cappotto per appenderlo. Il padrone di casa, seduto comodamente, conversa con il vicino: uno fuma la pipa e l’altro il sigaro. Al soffitto è appesa una fila di patate dolci, da mangiare bollite o cotte al forno; più in là un cesto che contiene i cespi di radicchio, perché il cuore diventi bianco. Alla parete vediamo la sega per tagliare i fasci di canne da dare alle mucche, e una museruola che si
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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