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La valutazione dei beni ambientali nella Contabilità Economica Nazionale

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16 La rilevazione delle spese difensive, collegata al tentativo di costruire un sistema integrato di conti nazionali economico - ambientali, non si presenta, certo, senza problemi. Questa rilevazione è, infatti, caratterizzata da forti anomalie in quanto si assiste a disparità di trattamento tra spese aventi la stessa natura, ma sostenute da settori economici differenti, oppure finanziate in forme differenti all’interno dello stesso settore economico. Se, infatti, a fronte di un danno ambientale, lo Stato interviene accollandosi i costi delle misure riparatrici, le relative spese sono considerate come finali e quindi incluse nel calcolo del PNL, andando ad accrescere, “ceteris paribus” 15 , il reddito nazionale. Qualora gli stessi interventi vengano effettuati dalle imprese, eventualmente costrette da provvedimenti di natura legislativa o amministrativa, essi sono considerati, a seconda dei casi, come investimenti o come spese intermedie, venendo rispettivamente aggiunti o sottratti nel calcolo del valore aggiunto. E’ stato, poi, osservato 16 che, contabilizzando le spese difensive ambientali come spese finali, si può verificare la seguente incongruenza: il reddito di un paese può essere più elevato quando accade che un dato volume di beni e servizi viene prodotto arrecando danni ambientali anche irreversibili, intervenendo in un secondo tempo per porvi rimedio, rispetto al caso in cui, lo stesso volume di beni venga prodotto con tecnologie “pulite” o “eco-compatibili” 17 . Pertanto, non solo il reddito nazionale non varia nella direzione che parrebbe auspicabile per riflettere il degrado ambientale causato dalle attività economiche, ma addirittura esso può muoversi nella direzione opposta, cioè registrando trend positivi a fronte di un degrado o un consumo dello stock di capitale naturale 18 . È importante, comunque, notare che una semplice sottrazione delle spese difensive ambientali dal PIL non consentirebbe di ottenere un PIL “sostenibile” ma solo un PIL “corretto” in senso ambientale; si tratterebbe, infatti, soltanto di una semplificazione metodologica assimilare il consumo di capitale naturale alle spese sostenute per correre ai ripari dai danni conseguenti a tale consumo. L’anomalia nella rilevazione contabile delle spese difensive crea, quindi, due ordini di difficoltà. Se da un lato, infatti, risulta chiaro che il contributo di tali spese alla formazione del PNL non debba dipendere da quale settore le sostiene, dall’altro resta tuttora irrisolto il problema di quale approccio adottare per correggere tale anomalia negli attuali schemi contabili. 15 Come osserva Peskin (1981), rimuovendo l’ipotesi di “ceteris paribus” non è possibile stabilire a priori quale sia la reazione dei macro-aggregati all’effettuazione di tali spese. 16 Drechster (1976). 17 La stessa considerazione può essere estesa al confronto internazionale dei redditi. 18 Si deve però evidenziare come queste incongruenze del reddito nazionale appaiano inaccettabili solo nell’ipotesi in cui si richieda che tale indicatore debba riflettere in qualche modo il degrado ambientale, il che è tuttora oggetto di dibattito.
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La valutazione dei beni ambientali nella Contabilità Economica Nazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Pinna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Beniamino Moro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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Parole chiave

contabilità economica
prodotto interno lordo
economia politica
beni ambientali
macroeconomia
contabilità nazionale
risorse naturali
contabilità ambientale
ambiente

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