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Nomadismo e sedentarietà nella narrativa di Bruce Chatwin

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11 settentrionali dell’Hindukush. Bruce, nella speranza che gli orti botanici reali gli coprissero le spese, decise di portare a compimento la ricerca. L’impresa sarebbe stata compromessa da una caduta. Dopo un periodo di intenso lavoro alla Sotheby’s, Bruce cominciò ad accusare dei disturbi all’occhio destro. Il 31 dicembre 1964 si fece visitare da uno specialista che lo trovò stanco ed angosciato e gli consigliò di rallentare il ritmo, di darsi fiato. «Hai guardato i quadri troppo da vicino» disse. «Perché non li sostituisci con vasti orizzonti ?». 13 Nel febbraio del 1965 Bruce partì per un lungo periodo di riposo in Sudan, dove incontrò per la prima volta dei nomadi. Era la tribù Beja, «i Fuzzy-Wuzzies di Kipling», popolazione di cui parlano certi testi egiziani di tremila anni fa. «Sono sensazionalmente oziosi e insieme battaglieri. Gli uomini dedicano gran parte della mattinata a fantastiche sedute di pettinatura reciproca» . 14 I Beja avevano lunghi capelli ricci che ungevano con grasso di capra . «Verso le tre del pomeriggio i capelli cominciavano a contrarsi ricadendo sulle spalle e la sera erano una massa tondeggiante, crespa, su cui potevano dormire». 15 Si vestivano di pelli e si spostavano senza portare tende con sé. «Ero sbalordito dalla semplicità di vita di quella gente e ho intuito che si è molto più felici se non ci si porta appresso nulla ». Bruce disse a Michael Ignatieff : «Mi hanno spinto alla ricerca del segreto della loro irriverente, eterna vitalità: come mai i popoli nomadi hanno questa straordinaria capacità di sopravvivere nelle circostanze più avverse, mentre gli imperi crollano ». 16 Durante gli ultimi mesi trascorsi alla casa d’aste Bruce toccò il culmine delle sue fantasie morbose. «L’atmosfera del Mondo dell’Arte mi ricordava l’obitorio . “Quanti begli oggetti ti passano per le mani” dicevano - e io mi guardavo le mani e pensavo a Lady Macbeth». 17 Era stanco di arrivare tutt’al più a capire che un oggetto aveva un certo valore, ma di non conoscerne mai la storia. 12 Ibid.., p. 124. 13 B. Chatwin, Le vie dei canti, Milano, Adelphi, 1995, p. 30. 14 B. Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, Milano, Adelphi, 1996, p. 99. 15 N. Shakespeare, op. cit., p. 162. 16 M. Ignatieff, “The Story Teller”, Granta, 21, Summer 1987, (tr. It. di R. Mazzanti, “Quante suole di scarpe”, Linea d’Ombra, 68, Febbraio 1992). 17 B. Chatwin a C. Thubron ( in N. Shakespeare, op. cit., p. 159).
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Nomadismo e sedentarietà nella narrativa di Bruce Chatwin

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Scagliarini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Cecilia Pietropoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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