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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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15 significa in definitiva predisporre su tutto il territorio nazionale una rete di istituzioni affidabili, perfettamente allineate sulle posizioni ideologiche ufficiali. Programmaticamente neutrale infatti, il nuovo modello di associazione sarà in effetti impregnato dei sacri principi della monarchia, laici e liberali sui quali si fonda la vite sociale del paese; come modello esemplare per la costituzione delle singole associazioni, ne verrà scelto uno burocratico, verticistico e gerarchico, in cui i dirigenti saranno i notabili del luogo, alti ufficiali, funzionari amministrativi, professionisti di grido; le loro attività si svilupperanno oltre che nell’addestramento atletico, in una serie di sfilate, cortei, manifestazioni patriottiche, all’ombra del tricolore. Ogni statuto di società sportiva o di federazione si deve proporre di generalizzare quegli esercizi ginnici che possano rendere i giovani agili e forti, e perciò più utili a loro e alla Patria. Ciò che però le classi dirigenziali non riescono a capire, è la limitatezza culturale con cui viene applicato questo procedimento. Il modello che veniva attuato seguiva quello tedesco, ma in Germania la ginnastica doveva servire a creare una forte comunione spirituale tra gli atleti, attraverso la quale farli sentire uniti una stessa sorte di patrioti, e a conclusione di ciò farne militari pronti al sacrificio. In Italia invece, l’equazione era molto più semplice, e si riassumeva in sportivo uguale soldato. Ogni visione pedagogica e civica di ampio respiro era assente: le riunioni sportive non erano mai vere gare in cui temprare gli sportivi, bensì parate militari nelle quali una ritualità ampollosa surclassava totalmente l’aspetto agonistico. E’ comunque in direzione del controllo di questo nascente movimento sportivo, che tanto sta a cuore alla dirigenza politica del paese, che possono essere viste le precocissime nascite di alcune importanti federazioni: oltre alla Federazione Ginnastica nata nel 1869, vedono la luce la Federazione italiana vela (1879), la Federazione italiana tiro a segno (1882), Federazione Velocipedistica Italiana (1885), la Federazione italiana canottaggio (1888), la Federazione italiana nuoto (1891), la Federazione Podistica (1899) e la Federazione Calcistica (1898). Se non altro comunque, le associazioni sportive (prettamente di ginnastica, tiro a segno e scherma) iniziano a formarsi con una certa continuità (saranno 206 nel 1896) e, assieme ad esse, fioriscono nuove pubblicazioni: nel 1881 nasce a Milano L’Eco dello Sport (nel quale vengono trattate, almeno nei propositi, più discipline); nello stesso anno esce ancora a Milano Lo Sport Illustrato; nel 1883 esce a Torino la Rivista Velocipedistica mentre nel 1885 esce a Milano Il Tiro a Segno Nazionale. Inoltre, le condizioni politiche e sociali in mutamento, inducono la stampa a rinnovare la propria struttura, mentre alcune nuove invenzioni impongono al giornale trasformazioni basilari, prima fra tutte, quella dell’introduzione della linotype 20 (che porta ad una strepitosa diminuzione dei costi della manodopera, del costo del giornale, e all’aumento della tiratura). Il numero dei quotidiani in Italia sale dai 55 del 1873 ai 145 del 1887: si diffondono le edicole, cresce il mercato pubblicitario, le 20 La prima linotype italiana viene montata a Roma da La Tribuna
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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Pucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Giovanni Gozzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 271

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