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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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19 Nessuno sa spiegare con esattezza il motivo di questa esplosione: possiamo azzardare che, visto che lo sport viene inizialmente considerato niente meno che un’attività da squilibrati, “…pochi sono gli appassionati e quindi pochi i lettori dei fogli sportivi, che devono compiere acrobazie per contenere il bilancio passivo entro misure dignitose 25 ”. Una di queste acrobazie è quella di stampare su carte vivaci e colorate, al fine di attirare i lettori, di evidenziarsi fra la massa dei giornali e stimolare la fantasia del pubblico. Questo espediente della carta colorata funzionerà talmente bene che, anche nel momento in cui sport e stampa sportiva si saranno completamente consolidati, l’uso del colore continuerà in maniera massiccia, nel rispetto, da parte degli editori, di un rapporto che ormai il lettore ha cementato con il foglio sportivo colorato. Il colore, nel giornale, diverrà via via sinonimo di sport tanto è, che anche nei quotidiani di informazione, i supplementi o gli inserti sportivi, verranno spesso stampati su carta colorata. II. LA GAZZETTA DELLO SPORT NEI SUOI PRIMI VENTI ANNI II. I I primi passi: la conquista del pubblico, dal dominio del ciclismo all’esplosione dell’automobile Il 3 aprile 1896 è il punto di partenza di un viaggio che porterà la Gazzetta dello Sport ad attraversare senza interruzioni tutto il Novecento, secolo che inizia in un’atmosfera ricca di entusiasmi per le nuove scoperte, che fanno intravedere la possibilità di un’era di progresso e di benessere. Da questa atmosfera, lo sport trae vantaggi e spinte, e soprattutto ne esce con una nuova definizione, che non è più quella di diporto, divertimento, sollazzo definita dai linguisti di fine Ottocento, ma come scrive Costamagna nel suo editoriale d’apertura (firmato con lo pseudonimo che lo renderà celebre, e cioè Magno): “…presso di noi moderni, invece lo sport ha più significati. Per alcuni, esso riveste il puro carattere di divertimento, per altri forma oggetto di studio, per i più diventa una quistione di lucro. L’attività febbrile, la quale caratterizza questa fine di secolo, finì col corrompere le intenzioni purissime dello sport. Quello che prima non tendeva se non a migliorare la fibra umana, portando il fisico a quella ideal bellezza, la quale forma il sogno dell’artista, ora divenne un mezzo per arrivare ad un fine determinato. Quello che materialmente il nostro fisico poteva dare, non bastava più. Le velocità ottenute in corsa, i lunghi percorsi fatti a piedi, erano insufficienti alla febbre crescente di soverchiarsi e nacquero le macchine. Alla forza s’unì l’ingegno, ed ecco quindi lo sport a prendere una via di nuovissima applicazione. Di pari passo coi nuovi mezzi, segnò pure un crescendo l’umana curiosità. Se prima la vittoria di una atleta, era appena notata, più tardi divenne oggetto di commento, ed ora si cerca con crescente curiosità di conoscerne l’esito in precedenza degli altri. 25 Paolo Facchinetti, op. cit, p. 120.
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Un secolo in testa al gruppo: cenni di storia della Gazzetta dello Sport

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Pucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Giovanni Gozzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 271

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