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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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14 interpretare il cambiamento economico e sociale che avrebbe portato verso il boom del quinquennio 1958-1963. “La stampa non sa ‘leggere’ la società” 33 , scrive Sorrentino per indicare questa inadeguatezza dei giornali all’indomani delle elezioni del 1948. E’ sorprendente che a distanza di più di 50 anni il problema sia rimasto lo stesso. Allora la difficoltà nasceva da una più generale incapacità della cultura italiana di raccontare un Paese in trasformazione. Non ci riuscivano le due subculture – quella cattolica e quella marxista 34 - a causa delle loro caratteristiche intrinseche: la prima cercava di sfruttare la propria centralità politica per frenare una secolarizzazione ormai inevitabile; la seconda si declinava come ideologia anti-industria. Non ci riusciva la letteratura, che faceva da cassa di risonanza ai lamenti di una borghesia incapace di diventare classe dirigente. Non ci riuscivano gli intellettuali in genere, “sdegnosi nel respingere gli strumenti interpretativi proposti dalle scienze sociali, chiusi in atteggiamenti crociani che pervadono anche gli epigoni della critica all’idealismo” 35 . Solo il cinema neorealista si fece interprete delle tendenze in atto nella società: colse il cambiamento che stava investendo il Paese e lo portò sullo schermo, rappresentandolo attraverso la nostalgia verso la “vecchia Italia”, contadina e arcaica, che andava scomparendo. E la stampa? L’appiattimento sulla politica creò la situazione paradossale descritta ironicamente da Enzo Forcella: Un giornalista politico, nel nostro Paese, può contare su circa millecinquecento lettori: i ministri e i sottosegretari (tutti), i parlamentari (parte), i dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale che vuole mostrarsi informato. Il resto non conta, anche se il giornale vende trecentomila copie. […] Tutto il sistema è organizzato sul rapporto tra il giornalista politico e quel gruppo di lettori privilegiato. 36 L’affermarsi del “pastone” è un indicatore chiaro del tipo di informazione di quegli anni: La trovata è di Enrico Mattei (Gazzetta d’Italia, poi Gazzetta del Popolo), uno dei corrispondenti romani più informati e abili del dopoguerra. Il “pastone” non è un riassunto schematico di notizie, ma consiste nell’inanellare notizie, spiegazioni e commenti. Ne viene fuori un articolo ibrido, nel quale il lettore non può discernere le notizie dalle opinioni, dove si traduce in formule per iniziati il linguaggio difficile, sovente criptico, dei documenti di partito e delle dichiarazioni degli uomini politici. 37 L’informazione che ne derivava era autoreferenziale, colma di raffinatezze, sofismi e dietrologie. Se si aggiungono i lunghissimi articoli di fondo, spesso incomprensibili e pieni di citazioni colte, e l’ampio spazio concesso agli scrittori e alla letteratura, si capisce che il quotidiano degli anni ’50 era inaccessibile alla gran parte della popolazione italiana. “Documentazione italiana”, un compendio ufficiale curato nel 1952 dalla presidenza del Consiglio, elenca 111 quotidiani: 61 al Nord, 26 al Centro 33 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 61. 34 Cfr. S. Colarizi, Storia dei partiti nell’Italia repubblicana, Laterza, Roma-Bari, 1996. 35 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 62. 36 E. Forcella, Millecinquecento lettori. Confessioni di un giornalista politico, in “Tempo presente”, n. 6., 1959, pag. 11. 37 P. Murialdi, La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, cit., pag. 75.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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