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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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19 composizione e si impose il videoterminale come mezzo di scrittura. I tre elementi che abbiamo descritto brevemente hanno concorso a preparare l’espansione del decennio ’80, razionalizzando i costi, consentendo per la prima volta ai quotidiani la produzione di utili e favorendo la diffusione della stampa locale. Fattori, però, che si possono definire “esogeni” 55 : l’andamento positivo degli anni ’80 è stato favorito principalmente dai ricavi pubblicitari, mentre molto più lenta è stata la crescita delle vendite. Lo dimostra il fatto che, non appena il mercato pubblicitario ha cominciato a indebolirsi e a saturarsi, i quotidiani sono precipitati di nuovo nella crisi. L’eredità del decennio “drogato” è stata soprattutto quella di aver introdotto una logica di marketing nella gestione del prodotto “quotidiano”, suscitando maggiore attenzione nei confronti della domanda. Ma i vecchi vizi permangono. E non basta, per risalire la china, la fissazione di “tetti” agli spot televisivi, come invocato ormai da anni dagli editori, che lamentano l’iniqua ripartizione delle risorse pubblicitarie tra televisione e carta stampata 56 . E’ tempo di un esame attento dei fattori endogeni che hanno determinato – e continuano a determinare – la crisi. 1.3 L’offerta degli anni ‘90 1.3.1 La crisi d’inizio decennio Il 1990 è un anno spartiacque per la stampa quotidiana italiana. Dopo “l’espansione fragile” 57 degli anni ‘80 – il numero delle copie vendute è balzato da 5.580.394 del 1983 a 6.721.098 del 1988 con un incremento di circa il 20,5%, legato però soprattutto a fattori esogeni (segmentarsi progressivo dei nuclei familiari, crescita professionale delle donne, ristrutturazione tecnico-produttiva possibile grazie alle provvidenze previste dalla legge 416/1981) – le vendite toccano il loro apice: 6.808.501 copie vendute, con un aumento dell’1,1% sull’anno precedente. “Una cifra da sottolineare - scrive Murialdi - perché rappresenta un massimo storico” 58 . Da qui cominciano “otto anni di caduta” 59 . La prima è nel 1991, brusca, del 4,4%. Si tratta della peggiore variazione del decennio: le copie vendute scendono a 6.525.529, per restare sostanzialmente stabili nel 1992 e calare ancora nel 1993, a 6.358.997 (-2,6%), e nel 1994, a 6.208.188 (-2,4%). Nel giro di quattro anni la stampa italiana ha perso oltre 600.000 copie: una vera emorragia di lettori. I fattori esogeni di espansione si spengono uno dopo l’altro, le modificazioni strutturali della società rallentano il passo, proprio mentre la fine del prezzo amministrato scatena una rapida e generalizzata corsa al rialzo […]. Fatto pari a 100 il prezzo medio vigente al gennaio 1986 (700 lire), al dicembre 1995, dopo dieci anni, l’indice risulta pari a 214. Nello stesso periodo il costo della vita non supera l’indice 160. Il brusco rincaro (50% di aumento tra il 1990 e il 1995, esattamente nel periodo in cui le copie calano) 55 Cfr. par. 1.3.1. 56 Cfr. par. 1.5.1. 57 A. Pilati e G. Richeri, La fabbrica delle idee, Baskerville, Bologna, 2000, pag. 244. 58 P. Murialdi, La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo, cit., pag. 253. 59 A. Pilati e G. Richeri, op. cit. ,pag. 246.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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