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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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12 Ne consegue una diversa deontologia professionale, che non si basa – come nella tradizione anglosassone – sulla visione dell’informazione come watchdog, garanzia del cittadino, strumento a disposizione di questi per controllare i poteri pubblici. Piuttosto, la responsabilità sociale che si attribuisce è quella di “forgiare”, prima agli ideali risorgimentali, poi a quelli nazionali. 25 I giornali non diventarono l’arena in cui gli italiani potevano confrontarsi e riconoscersi. “La stampa – denuncia Sorrentino – non è il luogo dove la società si incontra” 26 . Dall’aver perso questo appuntamento con la storia deriva, a nostro avviso, l’attuale “anoressia del senso comunitario” 27 che Morcellini ritiene provata dallo scarso consolidamento culturale e dalle crisi endemiche del giornalismo. Nei primi anni del 1900 la nascita della terza pagina e l’orientamento verso un’informazione a carattere nazionale, nonostante la diffusione a livello regionale, confermavano la tendenza della stampa a formare più che a informare e delle professioni giornalistiche a consolidarsi a ridosso di altre esperienze, legate alla militanza politica o ad ambizioni letterarie. Nasce da questo fenomeno, unito alla debolezza della cronaca (le informazioni istituzionali godevano sempre di maggiore centralità), la prevalenza del commento sulla semplice esposizione dei fatti. Solo per la “nera” si verificò un’attenzione crescente: il racconto della devianza permetteva la libertà, perché non minacciava di urtare la sensibilità delle autorità, e il sensazionalismo, che attraeva i lettori e faceva aumentare il numero delle copie vendute. L’avvento del fascismo non fece che acuire la subalternità della stampa alla politica: le resistenze dei giornalisti alla fascistizzazione furono deboli e scarse. Contemporaneamente, però, fu dato impulso al rinnovamento tecnologico e, quando si presentò la necessità di potenziare la macchina della propaganda, le pagine aumentarono di nuovo, furono lanciati i quotidiani della sera e nacque il numero sportivo del lunedì. Le ambizioni internazionali del fascismo e l’orientamento all’espansione portarono, nonostante il carattere autoritario del regime, a uno svecchiamento e a un’europeizzazione della stampa italiana, evidente nella titolazione, nell’introduzione delle fotografie e nella diversificazione dei generi trattati. Le vendite aumentarono: Il Corriere della Sera vendeva circa 500.000 copie, Il Popolo d’Italia 350.000, La Stampa 300.000, Il Giornale d’Italia 200.000, Il Messaggero 100.000. 28 Lo sport e gli spettacoli (compreso il cinema) puntavano ad avvicinare alla lettura nuove fasce di pubblico. Alla fine degli anni ’30 fu inoltre il momento dei settimanali: nacquero, anche grazie al progresso della tecnica, Omnibus, di Leo Longanesi, Oggi, di Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio, Tempo, di Alberto Mondadori. Rispetto al conformismo dei quotidiani, la stampa settimanale si accreditò come la vera novità per una nuova fascia di lettori, cresciuta nei miti secolarizzati dell’americanismo e della modernità. Il ruolo degli angloamericani nella ricostruzione del sistema informativo italiano dopo la Seconda guerra mondiale guerra fu rilevante. Fu istituito un organismo integrato 25 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 40. 26 Ibidem 27 M. Morcellini, “Il difficile racconto del mutamento la crisi di relazione tra giornalismo e società italiana”, cit., pag. 33. 28 Cfr. N. Quilici, “Spirito e forme del giornalismo fascista”, in Annuario della stampa italiana 1933- 1934, Roma.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

Autore: Manuela Perrone
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2000-01
Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Facoltà: Sociologia
Corso: Scienze della Comunicazione
Relatore: MarioMorcellini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 122

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