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Il lavoro a tempo parziale: recepimento della direttiva 97/81/Ce nell'ordinamento giuridico italiano e della Gran Bretagna

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La normativa europea 17 lavoratori a tempo parziale sono computati nel numero complessivo dei dipendenti in proporzione all'orario svolto, rapportato al tempo pieno”. “Ai soli fini dell'applicabili- tà della disciplina di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, i lavoratori a tempo parziale si computano come unità intere, quale che sia la durata della loro pre- stazione lavorativa” ( 15 ), per dovere di completezza è bene rammentare che il titolo terzo fa riferimento all’attività sindacale nei luoghi di lavoro, con riguardo ai diritti di costituzione delle rappresentanze sindacali, di assemblea, di referendum. Ad una attenta analisi sia la Convenzione, sia la Raccomandazione dell’OIL sembra- no più complete rispetto alla Direttiva del ’97, soprattutto perché toccano aspetti nemmeno sfiorati dalle parti sociali europee, come ad esempio la materia previdenzia- le, l’orario di lavoro e le modalità di computo dei lavoratori; ed anche in riferimento al principio di non discriminazione le norme internazionali appaiono più dettagliate di quelle europee, quasi a scapito della flessibilità necessaria per adattarsi alle concrete esigenze del mercato del lavoro e della sua organizzazione, flessibilità che la Diretti- va nella sua indicazione di norme minime concede abbondantemente al successivo li- vello di recepimento. 4. Le proposte di direttiva Risalgono ai inizi degli anni ’80 le prime iniziative della Commissione in materia di lavoro atipico, dapprima sul “lavoro volontario a tempo parziale” ( 16 ), poi allargate al contratto a tempo determinato e temporaneo, pur se diverse nei contenuti, queste pri- me proposte erano accomunate da una unica tecnica precettiva che legittimava atti di armonizzazione diretti ad eliminare o ridurre le differenze normativa tra gli stati membri reputate dannose per la concorrenza e produttive di fenomeni di dumping so- ciale, tale obiettivo però richiedeva una decisione unanime del Consiglio ( 17 ). Unanimità difficile da trovare a causa del veto di Stati membri come la Gran Bretagna che tutelavano poco nulla il lavoro atipico, tali proposte, inoltre, si scontravano con l’ostilità delle organizzazioni imprenditoriali e con l’opposizione di alcuni settori del Parlamento europeo ( 18 ). 15 Cfr. l’art. 6 del Decreto legislativo 2000, n. 61, Criterio di computo dei lavoratori a tempo parziale. 16 ROCELLA M., TREU T., “Diritto del lavoro della Comunità Europea”, 1995, p. 206. 17 ARRIGO G., Il Diritto del lavoro dell’Unione Europea, 2001. 18 ROCELLA M., TREU T., Lavori atipici in “Diritto del lavoro della Comunità Europea”, 1995, p. 206.
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Informazioni tesi

  Autore: Agostino Antonello
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Diploma di laurea in consulenza del lavoro
  Relatore: Patrizio Bernardo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

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Parole chiave

orario di lavoro
direttiva 81-1997
lavoro
lavoro part-time
contratti di lavoro
incentivi all'occupazione
lavoro a tempo parziale
diritto del lavoro

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