Procedimenti deliberativi negli enti locali; l'esperienza francese

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5 questioni orali aventi ad oggetto qualsiasi alterco concernente gli affari del Comune e del dipartimento, stabilisce espressamente che nei Comuni con 3500 abitanti e più e nei Dipartimenti il Regolamento interno dell’assemblea deliberativa debba necessariamente fissare la frequenza delle sessioni, le regole di presentazione delle questioni da sottoporre all’organo deliberativo e la disciplina di svolgimento dell’esame delle questioni così presentate. Lo stesso articolo prevede anche che in mancanza di un Regolamento interno delle assemblee comunali e provinciali, le modalità di presentazione, discussione ecc., siano fissate previa deliberazione dell’assemblea. Per i Comuni con popolazione inferiore (come abbiamo visto, la stragrande maggioranza) ai 3500 abitanti residenti, la legge nulla dice, rendendo facoltativa l’adozione di un protocollo interno di regolamentazione del funzionamento dell’assemblea o lasciando alla prassi e, nella maggior parte dei casi, alla discrezionalità del Sindaco-Presidente dell’assemblea la direzione e regolamentazione del funzionamento dell’organo deliberante, in realtà, la mancanza di un Regolamento che dia una disciplina formale all’attività del Consiglio, può, di fatto, trasformarsi in un ulteriore e conveniente vantaggio per il Sindaco che, in qualità di Presidente dell’assemblea deliberante, può esercitare senza nessun limite stabilito i suoi già estesi poteri in materia di organizzazione e direzione dei lavori consiliari e di polizia delle sedute. Alcuni punti fermi sono, in ogni caso, contenuti nel codice dei Comuni così come modificato dalle numerose leggi intervenute dal 1982 ad oggi. Le statuizioni, seppur minime, della legge statale possono essere derogate dagli Statuti 6 e dai Regolamenti di funzionamento solo se la legge stessa lo prevede. 6 Il termine “Statuto” tradotto dal francese “statut” non ha lo stesso significato (anche se hanno la medesima etimologia, derivando ambedue dal termine latino “statuere” che significa “stabilire” essendo una forma flessa di questo di origine tarda “statutum”), di fonte normativa locale, che gli viene attribuito nella lingua italiana; infatti: “Le statut” (al singolare) significa modo di essere (l’equivalente del termine latino status che viene utilizzato nella lingua italiana con la stessa accezione) oppure «testo o insieme di testi che fissano le garanzie fondamentali accordate ad una collettività, a un organismo» ma mai “fonte normativa”; invece:

Anteprima della Tesi di Francesco Murru

Anteprima della tesi: Procedimenti deliberativi negli enti locali; l'esperienza francese, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Murru Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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