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Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia

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17 Il dibattito politico-sociale che intervenne sulla scena italiana a metà degli anni settanta, le proteste sempre più vibranti – sfociante non raramente in frequenti violenze – del mondo carcerario 23 , riuscirono comunque a prendere il sopravvento sullo statico conservatorismo e portarono all’approvazione ed all’emanazione 24 della legge del 26 luglio 1975, n. 354, intitolata: “Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”. La tanto attesa legge penitenziaria abbraccia, dunque, il principio del trattamento individualizzato come metodo per la rieducazione del condannato, abbandonando il modello medicale-autoritario per attuare, invece, le teorie del cosiddetto metodo “umanista”. L’attenzione si incentra, infatti, sulla umanizzazione della pena, considerando il detenuto non più come l’oggetto, bensì come il soggetto attivo del trattamento; si sottolinea, inoltre, la necessità dell’adesione spontanea e della collaborazione del detenuto nell’esecuzione penitenziaria affinché lui stesso benefici dei risultati positivi che attraverso la riforma gli vengono riconosciuti. La disposizione che traduce questi principi in realtà normativa è l’articolo 1 della legge n. 354 del 1975, il cui comma sesto testualmente recita: “Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti”. Il mezzo strumentale al conseguimento di questi risultati è prontamente individuato dal successivo articolo 13 che, trattando dell’individualizzazione del trattamento, enuncia al secondo comma che: “Nei confronti dei condannati e degli internati è predisposta l’osservazione scientifica della personalità per rilevare le 23 Fra la ricca pubblicistica di tipo informativo di quegli anni si veda, ad esempio, SALIERNO G., RICCI A., Il carcere in Italia, Einaudi, Torino, 1971; oppure NOTARNICOLA S., L’evasione impossibile, Feltrinelli, Milano, 1972; ovvero INVERNIZZI I., Il carcere come scuola di rivoluzione, Einaudi, Torino, 1973; ancora sul tema, LAZAGNA G., Carcere, repressione e lotta di classe, Feltrinelli, Milano, 1974. 24 Sottolinea i molti “ripensamenti dell’ultimo momento in senso regressivo rispetto alle aperture prospettatesi nel progetto approvato dal Senato nel 1973”, COMUCCI P., op. cit., p. 6.
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Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Barraco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Massimo Pavarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 328

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Parole chiave

diritto penale
collaboratori di giustizia
esecuzione penitenziaria
legge n. 45-2001

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