Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia

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13 tale progressione, del tipo di pena, della sua entità e della condotta tenuta dal reo 9 . Tuttavia, i principi del positivismo andarono raccogliendo sempre più maggiori consensi nell’ambito delle politiche criminali 10 e, seppur parzialmente 11 , anche il legislatore italiano recepì tali teorie ed attuò una riforma penitenziaria all’insegna dell’adeguamento “dei momenti operativi delle misure privative della libertà (legislativo, applicativo ed esecutivo) alla personalità del soggetto” 12 . Nel 1930 con l’emanazione del nuovo codice penale venne introdotto, infatti, il sistema del cosiddetto “doppio binario”, consistente nella previsione, accanto e in aggiunta alla pena tradizionale, di una misura di sicurezza, una misura cioè fondata sulla pericolosità sociale del reo e finalizzata alla sua risocializzazione; nel 1931, poi, il regolamento per gli istituti di prevenzione e pena 13 previde l’osservazione iniziale della personalità, da compiersi in isolamento, da parte del cappellano, del medico e del direttore del carcere, il quale avrà anche il compito di disporre i provvedimenti conseguenti ai risultati ottenuti. Sostanzialmente, quindi, si può correttamente affermare che la “osservazione della personalità e trattamento individualizzato vengono ancora collegati ad un modello 9 Cfr., COMUCCI P., op. cit., pp. 1-3. 10 Infatti, al Congresso di Colonia del 1911 si auspicò lo studio del delinquente anche dal punto di vista psicologico, da attuarsi in laboratori universitari o medici, e nel 1929 la Commissione internazionale penale e penitenziaria redasse delle “regole minime per il trattamento dei detenuti” all’interno delle quali si fa riferimento ad un trattamento rieducativo da attuarsi mediante un programma basato sullo studio della personalità, delle capacità e dei bisogni del condannato. Infine, l’importanza anche scientifica dei problemi penitenziari porterà alla nascita nel 1933 della Società italiana di antropologia e psicologia criminale per la lotta contro il delitto. 11 La ragione di questo accoglimento parziale fu causata anche dal tentativo, operato dal legislatore italiano, di conciliare e superare il contrasto fra la scuola classica e la scuola positiva: mentre la prima difendeva la concezione retributiva della pena, sul presupposto del libero arbitrio, quest’ultima respingeva l’idea retributiva proponendo, invece, un sistema adatto al tipo di delinquente ed avente finalità terapeutiche o quanto meno – nei confronti dei criminali irrecuperabili – scopi neutralizzanti. 12 COMUCCI P., op. cit., p. 2. 13 Una maggior accentuazione verso la struttura della differenziazione si può senz’altro cogliere nel regolamento carcerario del 1931: i detenuti passano da un penitenziario all’altro in forza delle classificazioni riportate, con la garanzia del provvedimento del giudice di sorveglianza, nuova figura di magistrato introdotta dal codice Rocco un anno prima.

Anteprima della Tesi di Mauro Barraco

Anteprima della tesi: Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mauro Barraco Contatta »

Composta da 328 pagine.

 

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