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Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia

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14 concettuale di rieducazione intesa ancora come rigenerazione anche spirituale del reo” 14 . La realtà dei fatti di certo non diede ragione agli obiettivi istituzionali, dato che una sia pur superficiale ricerca empirica avrebbe senza dubbio condotto ad evidenziare come le carceri avessero mantenuto pratiche operative esclusivamente retributive ed intimidatorie, senza lasciare il minimo spazio a qualunque tipo di recupero per i detenuti soggetti al nuovo trattamento. Nell’immediato dopoguerra il dibattito scientifico internazionale intorno ai problemi penitenziari sfociò nell’affermazione di una nuova teoria: si tratta della cosiddetta “nuova difesa sociale” 15 , diffusasi rapidamente per merito della fondazione della “Sezione di difesa sociale” delle Nazioni Unite. I principi di questa ruotavano attorno ad un nucleo centrale costituito da una vera e propria ideologia del trattamento, visto come l’unico strumento, non solo per difendere la società dal crimine, ma anche per ottenere un diritto del reo alla risocializzazione attraverso interventi sulla sua personalità che gli consentissero di essere salvaguardato dal pericolo di ricadere nel reato. Infatti, le proposte del nuovo indirizzo erano fondate sul presupposto che siano dei fattori esterni (quotidianamente a contatto col reo) a determinare comportamenti criminosi; e questi fattori possono essere eliminati o, quanto meno attenuati, in un primo momento mediante l’osservazione scientifica della personalità avente lo scopo di individuarli e, successivamente, attraverso la creazione di un apposito programma trattamentale strettamente personalizzato, che consentirà al delinquente di non cadere più nel reato. Altro obiettivo principale dell’indirizzo della nuova difesa sociale fu quello proponente l’umanizzazione della pena e pertanto, sempre nel 1948, venne approvata dall’Assemblea generale dell’O.N.U. la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che espresse questo obiettivo all’art. 5 dove si legge testualmente: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a 14 COMUCCI P., op. cit., p. 3. 15 Si vedano, ad esempio, le considerazioni di DI MAMBRO R., NEWMAN G., Il trattamento penitenziario, in FERRACUTI F. (a cura di), Carcere e trattamento, op. cit., pp. 97-100.
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Esecuzione penitenziaria e collaboratori di giustizia

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Informazioni tesi

Autore: Mauro Barraco
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2001-02
Università: Università degli Studi di Bologna
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: MassimoPavarini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 328

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Parole chiave

diritto penale
collaboratori di giustizia
esecuzione penitenziaria
legge n. 45-2001

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