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L'Italia contemporanea di Federico Chabod

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3 L’Italia contemporanea è certamente l’opera di Chabod che nel corso di questi ultimi quarant’anni ha avuto la diffusione maggiore. L’ultima edizione, infatti, con un’interessante introduzione di Giuseppe Galasso, è apparsa nelle librerie proprio in queste ultime settimane. Come spiegare il successo di un’opera che lo stesso autore non voleva pubblicare e che essendo stata pubblicata agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso è un testo abbastanza datato? Oltretutto, alcuni giudizi in essa contenuti, come per esempio quello riferito alle reazione della Chiesa cattolica alle leggi razziali del 1938, sono stati ampliamente confutati da ricerche pubblicate successivamente. La spiegazione a questa domanda va ricercata nella struttura stessa del libro e nel metodo che Chabod usa per la sua ricerca. Nella prima pagina de “L’Italia contemporanea” Chabod confessa che il compito di riassumere i trent’anni drammatici di storia italiana che vanno dal primo al secondo dopoguerra “lo spaventa un poco, per la complessità e la ricchezza di elementi che si intrecciano”. 1 Questo stato d’animo, a sua volta, colpisce lo storico che oggi voglia confrontarsi con un testo come questo: nonostante il panorama bibliografico su quegli anni, infatti, sia vasto, l’opera di Chabod rappresenta ancora un unicum. In esso la molteplicità della ricerca si fonda perfettamente con l’unità della chiave interpretativa utilizzata, e ne emerge una lettura chiara in cui tutti gli elementi vengono posti in modo vettoriale ognuno dei quali è indispensabile per la definizione di un quadro storiografico ben preciso. Dal punto di vista metodologico, Chabod rifiuta ogni concezione di storia statica, asettica, priva del fondamentale confronto con le fonti che non solo avvalorano o smentiscono la tesi di partenza, ma sono la base sulla quale si fonda il lavoro di ricerca dello storico. “è la «sensibilità» storica dello studioso singolo a fargli avvertire ciò che può e ciò che non può rimanere, dopo l’analisi critica del testo. Regole generali qui, non si potrebbero dare: perché sarebbero regole di carattere pratico, e nella pratica occorre anzitutto, secondo osservava il principe degli storici italiani, Francesco Guicciardini, la «discrezione».[...] Il «metodo storico» che si apprende attraverso le opere ad esso specificamente dedicate, cioè attraverso precetti e norme di carattere generale e, apparentemente, assolute, non è una chiave che si adatti 1 F. CHABOD, L’Italia contemporanea, Einaudi, Torino, p. 19.
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L'Italia contemporanea di Federico Chabod

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Informazioni tesi

Autore: Dario Franco
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2000-01
Università: Università degli Studi di Bologna
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Storia
Relatore: PietroAlbonetti
Lingua: Italiano
Num. pagine: 140

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