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L'avvento del fascismo attraverso le pagine del ''Corriere della Sera'' (1919-1925)

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6 interventista. I neutralisti comprendevano invece: il Partito Socialista, una parte minoritaria della classe dirigente liberale capeggiata da Giovanni Giolitti e la CGL , il sindacato che allora rappresentava e organizzava la grande maggioranza dei lavoratori italiani. Se durante la guerra lo schieramento interventista fu compatto nonostante le diverse concezioni politiche degli elementi che lo componevano, con il termine delle ostilità belliche si crearono al suo interno diverse crepe. Queste fratture furono in buona parte dovute al fatto che, concluso il conflitto, veniva meno l’unico elemento che tenesse unito un insieme così eterogeneo di persone. Per dirla con Renzo De Felice, nell’immediato dopoguerra “I vari partiti e gruppi interventisti nei loro reciproci rapporti, presero a smussare sempre meno gli angoli, si richiamarono sempre più esplicitamente ai loro principii ideali e politici” 1 . Soltanto su un punto gli interventisti ritrovavano una certa coesione, “Se un minimo comune denominatore sussistette ancora fu un minimo comune denominatore esclusivamente negativo, l’avversione, l’odio per i neutralisti” 2 . Il riappropriarsi della propria visione politica, portò gli interventisti a dividersi innanzitutto su quello che era il primo problema del dopoguerra: le sistemazioni territoriali. Le due concezioni che si contrapposero furono quella di coloro i quali auspicavano che il riassetto geopolitico europeo portasse l’Italia ad espandersi solo verso le zone che erano etnicamente italiane, secondo i principi del diritto di nazionalità, e quella di coloro che invece avrebbero voluto un’acquisizione territoriale più cospicua, di stampo imperialistico, che testimoniasse la raggiunta grandezza dell’Italia. Questi ultimi bollarono i primi come “rinunciatari” e fecero propria la parola d’ordine coniata da Gabriele D’ Annunzio: “Vittoria nostra, non sarai mutilata” 3 . Il tema dominante sulle pagine dei giornali italiani nel 1919 e quindi anche del “Corriere della sera” , fu perciò la conferenza di pace di Parigi, nell’ambito della quale si sarebbero dovuti decidere i destini dei vincitori e dei vinti . Si trattava, dopo aver vinto la guerra, di vincere la pace. Era venuto il momento di far valere il ruolo che l’Italia si era conquistato durante gli anni del sacrificio bellico, facendolo fruttare sia dal punto di vista delle rivendicazioni territoriali che da quello politico. 1 R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Torino, 1965, p.437 2 Ibidem 3 Cfr. D. Mack Smith, Storia di cento anni di vita italiana visti attraverso il Corriere della Sera, Milano, 1976, p. 220
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pezzimenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ada Gigli Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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