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L'avvento del fascismo attraverso le pagine del ''Corriere della Sera'' (1919-1925)

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10 assorbito numerosissima manodopera grazie alle commesse governative, dovevano ora riconvertirsi all’economia di pace. Questo passaggio cruciale però, non fu affrontato in maniera efficace e tempestiva e ciò ebbe come immediata conseguenza il licenziamento di molti operai, il che creò una forte conflittualità sociale. Conflittualità che ebbe un altro focolaio nella forte crescita dei prezzi al consumo che andava a colpire i ceti più umili, ma anche la classe media 10 e i percettori di redditi fissi (era stato imposto, durante la guerra, il blocco del prezzo degli affitti di stabili e di terreni agricoli) 11 che costrinse il governo ad imporre il prezzo politico del pane ed un calmiere sui prezzi agricoli. Questi provvedimenti peggiorarono la situazione del bilancio dello Stato, già gravato dal forte indebitamento contratto con gli alleati (specie con gli Stati Uniti) per sostenere le spese di guerra, e che continuava a peggiorare anche a causa della lenta smobilitazione dell’esercito, lentezza che aveva come conseguenza il protrarsi di forti spese per le truppe che non avevano ormai più ragion d’essere. Smobilitazione significava anche e soprattutto, il rientro in Italia di centinaia di migliaia di combattenti ai quali erano state fatte molte promesse quando erano ancora al fronte, ma che in realtà, tornando a casa, trovarono una situazione generale che difficilmente avrebbe permesso loro di ritrovare presto un posto nella vita civile. Quest’insieme di cose, unito alla prospettiva, indicata come inevitabile da importanti esponenti della classe politica, non solo italiana, di importanti cambiamenti sociali che il dopoguerra avrebbe portato con sé 12 , provocò in Italia una forte tensione sociale, che si manifestò attraverso una forte conflittualità sindacale. Gli scioperi si moltiplicarono, ma le lotte sindacali non riguardarono solo il proletariato urbano; anche nelle campagne la tensione fu alta. Tutto ciò fu causato anche da un altro aspetto della retorica di guerra che si unì al mito nazionalistico, e più in particolare dalle “promesse più o meno esplicite che, specie negli ultimi anni della guerra, 9 Cfr. Ibidem 10 Per farsi un’idea di quanto i prezzi fossero saliti possiamo riportare alcuni dati sul valore reale degli stipendi nel 1919: fatto 100 il valore degli stipendi nel 1914 lo stipendio medio di un operaio valeva 64,6 e quello di un impiegato dello Stato valeva 57,9 (addirittura 47,1 per chi aveva un incarico direttivo!) E valori analoghi si avevano per le retribuzioni degli impiegati del settore privato. Dati tratti da G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna - vol.VIII, Milano 1978, pp 236, 237 11 Il valore della lira nel 1919, fatto 100 il suo valore nel 1914, era 61,2. Dato tratto da G. Candeloro, op. cit., p 228 12 Ad esempio il primo ministro inglese, Lloyd George dichiarò che “Dopo la guerra i lavoratori devono essere audaci nelle loro rivendicazioni”. E, nello stesso senso, una dichiarazione di Vittorio Emanuele Orlando, presidente del consiglio fino alla metà del 1919, che subito dopo la conclusione della guerra, il 20 novembre, 1918 disse: “Questa guerra è al tempo stesso la
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pezzimenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ada Gigli Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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