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La riorganizzazione corticale nel cerebroleso indotta da un training riabilitativo

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VII riflessa anomala rispetto all’inibizione normalmente esercitata dai centri superiori del SNC. Essa si rivolge, quindi, principalmente alla problematica della postura e delle sue variazioni ed alla coordinazione del movimento in quanto attività riflessa. Nell’ambito delle tecniche di rieducazione, una certa importanza assume, per la sua diffusione, anche la “metodica Kabat”. I principi di base si possono trovare, da un lato, sui meccanismi riflessi che regolano l’attività spinale e, dall’altro, nell’acuta analisi delle catene cinetiche messe in atto durante l’esecuzione di pratiche sportive. L’insieme di tali premesse ha condotto Knott e Voss (1974) alla pubblicazione di un testo dove sono dimostrate le varie catene cinetiche usate nelle traiettorie di movimento prese in esame e le modalità con le quali il terapista può indurre la contrazione e/o l’aumento di forza nei muscoli sollecitati. Un approccio riabilitativo (applicato con sempre maggior convinzione negli ultimi anni) che si colloca all’interno di una teoria cognitiva della riabilitazione, è quello proposto dal Prof. C. Perfetti. Tale teoria sostiene che l’entità ed il livello del recupero, sia spontaneo sia guidato dall’intervento riabilitativo, sono determinati dal tipo dei processi cognitivi attivati e dalla modalità della loro attivazione (cap. 6). Ma che valore può avere mettere in evidenza gli errori che facevano Bobath o Kabat negli anni ’50? E’ comprensibile, secondo quello che conosciamo ora, che ne facessero (alla luce delle conoscenze neurofisiologiche del 1950 probabilmente le loro proposte erano sostanzialmente corrette). Errore può essere nel 1999 continuare ad accettare pedissequamente quelle proposte o eseguire certi esercizi senza porsi domande. L’opportunità di procedere per una via piuttosto che per un’altra deve derivare essenzialmente dalla conoscenza dei meccanismi che stanno alla base del recupero, infatti, il riabilitatore, che spesso si ricollega allo sviluppo di altre scienze (ad esempio la neurofisiologia e la neuropsicologia), non può esimersi dall’affrontare un insieme eterogeneo di informazioni, studi e nuove ipotesi che devono essere accuratamente interpretate. Invece “...l’Italia riabilitativa è pronta a duelli all’ultimo sangue perché la
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La riorganizzazione corticale nel cerebroleso indotta da un training riabilitativo

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Informazioni tesi

  Autore: Alfonso Lustrino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
  Relatore: Salvatore Giaquinto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

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Parole chiave

riabilitazione
riorganizzazione corticale
danno cerebrale
pazienti cerebrolesi
cerebrolesioni

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