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I problemi dei genitori di bambini oncologici di fronte alla malattia: ricerche e prospettive

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III Ciò può portare a due pericoli: 1. pericolo traumatico, causato dall’allontanamento della figura materna, che può portare a sentimenti di ostilità nei confronti dell’ambiente circostante; 2. pericolo deprivativo, causato dalla privazione delle cure materne, che può indurre nel bambino un grave impoverimento della personalità. Le reazioni del piccolo possono essere varie: 1. fase di protesta, durante la quale il bambino spera ancora nella presenza della madre e spesso urla, piange, scende dal letto per attirare l’attenzione; 2. fase di disperazione, in cui il bambino, ora meno attivo ed aggressivo, si rende conto del bisogno profondo della madre ed appare distaccato e apatico, totalmente sfiduciato; 3. fase di negazione, in cui il bambino sembra mostrarsi più interessato all’ambiente circostante, ma ignora la madre e si comporta come se non la conoscesse. Per evitare tutto questo: 1. le visite ai bambini non devono subire restrizioni di orario e tempo; 2. deve essere consentito alle mamme di restare in ospedale accanto ai figli; 3. la formazione dello staff ospedaliero deve essere migliorata per consentire la consapevolezza delle necessità dei bambini e dei familiari. Riassumendo: 1. è necessaria la presenza della madre, o del padre, o comunque di una figura sostitutiva, che rimanga molto tempo con il bambino ricoverato. Se il bambino ha meno di tre anni, dovrebbe essere prevista la presenza continua del genitore; 2. consentire al bambino la possibilità di giocare per favorire l’inventiva, sviluppare il pensiero e stimolare l’apprendimento, ma soprattutto per consentire l’emergere e la scarica di tensioni; 3. formazione continua del personale curante non solo sotto l’aspetto tecnico sanitario, ma anche per quanto riguarda la conoscenza dei bisogni psicosociali dei degenti e dei loro familiari, e la conoscenza dei propri problemi emotivi per avere comportamenti controllati, adeguati al ruolo che si riveste nel gruppo di lavoro. Appendice 2.1.→ la preparazione al ricovero [come preparare un bambino alla realtà ospedaliera? Cosa può fare la scuola? Cosa può fare la famiglia?] Appendice 2.2.→ l’importanza dell’ambiente [perché l’ambiente è così determinante? Quali sono gli esempi più significativi in Italia e all’estero?] III° CAPITOLO: LA FASE TERMINALE E LA GUARIGIONE 3.1. L’atteggiamento dei genitori verso la morte→ si affronta la morte in modo diverso, a seconda di elementi concorrenti (come l’età e la personalità), antecedenti (esperienze infantili di perdita) e successivi (isolamento e stress secondari). Le reazioni dei genitori di fronte ad un evento così doloroso vanno dal rifiuto, alla collera, al patteggiamento, alla depressione, costituendo la fase antecedente la morte del bambino, definita di lutto anticipatorio. Il lutto, reazione fisiologica normale che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da varie fasi (torpore, struggimento, disperazione, accettazione), può degenerare assumendo caratteristiche patologiche portando così al lutto complicato. 3.2. Il concetto di morte nel bambino→ nella fase terminale è ancora più necessario accompagnare il bambino, cercando di spiegargli con naturalezza quanto sta accadendo e facendogli comprendere che i sentimenti di tristezza ed angoscia che prova sono comprensibili. 3.3. Fuori dalla terapia: la fase off-therapy→ quando invece la malattia evolve nel modo più favorevole, portando alla guarigione, i sentimenti di euforia e gioia sono indescrivibili;
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I problemi dei genitori di bambini oncologici di fronte alla malattia: ricerche e prospettive

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Informazioni tesi

  Autore: Erica Venieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Maria Luisa Genta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 303

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Parole chiave

ospedalizzazione
diritti dell'infanzia
tumori infantili
oncologia infantile
cancro
psiconcologia
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