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La filosofia della scienza di Hilary Putnam

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collega quella secondo cui ciascuna asserzione dotata di significato disporrebbe di un insieme ben definito di esperienze, o situazioni sperimentali, alcune delle quali in grado di confermare l'asserzione, altre in grado di confutarla. Ogni proposizione dovrebbe quindi in linea di principio poter essere espressa in un linguaggio dei dati sensoriali e controllata sulla base di determinate prove sperimentali. A tutto questo va aggiunta una componente stipulativa che determinerebbe la significanza empirica delle asserzioni. Quindi, per i positivisti una proposizione è a priori se è vera solo sulla base del significato, o, in altre parole, confermata da qualunque riscontro sperimentale (no matter what), ma dal momento che una proposizione è analitica proprio se è vera solo sulla base del significato dei termini, è evidente come per i positivisti l'apriorità venga a coincidere con l'analiticità 31 . E' allora sulla base della dottrina neopositivista del significato, al tempo stesso riduzionista e convenzionalista, che avviene questa identificazione. "Abbastanza curiosamente, quindi", dice Putnam, "Quine ha confuso analiticità e apriorità a causa delle assunzioni neopositiviste (assunzioni che lui stesso stava attaccando)! Ma, fortunatamente, questa confusione non invalida il suo argomento contro l'apriorità" 32 . Putnam sottoscrive infatti le argomentazioni di Quine contro l'esistenza di asserzioni genuinamente a priori, cioè assolutamente a priori e assolutamente immuni da 31 "[...]i positivisti sostenevano che asserzioni a priori (asserzioni con una gamma universale di esperienze confermanti) sono vere solo sulla base del significato. E dal momento che la verità solo in virtù del significato è l'analiticità, seguiva (per i positivisti) che l'apriorità è l'analiticità."; ["[...]the positivists held that a priori statements (statements with the universal reange of confirming experiences) are true by meaning alone. And since truth by virtue of meaning is analyticity, it followed (for the positivists) that the aprioricity is analyticity." [Putnam (1983a), p.92] 32 ["Curiosly enough, then, Quine confused analyticity and apriority because of positivists assumptions (assumptions he was attacking)! But, fortunately, this confusion does not invalidate his argument against apriority."]; Ibid.. Infatti, questa confusione non deve essere comunque un peccato troppo grave, visto che lo stesso Putnam parla talvolta di analiticità anche a proposito di asserzioni irrivedibili. In ogni caso, è chiaro come Putnam voglia sottolineare la natura linguistica e stipulativa della nozione di analiticità per distinguerla da quella più metodologica propria della nozione di apriorità.
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La filosofia della scienza di Hilary Putnam

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Zago
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Roberto Maiocchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 378

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matematica
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storia della scienza
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