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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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siano presenti nel mondo degli enti-in-sé e degli enti-per-sé 23 . Si è così costretti a riconoscere il loro essere come un fatto senza pretendere di darne alcuna spiegazione. O, perlomeno, sulla loro origine si possono formulare solo delle ipotesi metafisiche 24 . Inoltre, lo stesso caratterizzarsi della coscienza come perenne distanza da sé, come non coincidenza con se stessa, è il fondamento, per il per-sé, di una situazione particolare. Proprio in quanto privo della pienezza d’essere tipica dell’in-sé e separato da se stesso da un nulla d’essere, il per-sé si costituisce infatti come strutturale mancanza d’essere. Tale mancanza produce nell’uomo, secondo Sartre, un perenne stato di infelicità. Ciò spiega perché l’ideale supremo del per-sé sia il raggiungimento dell’essere-in-sé e della pienezza d’essere che gli è propria. Esso, quindi, mira perennemente a divenire un «in-sé-per-sé», un per-sé che si è autonomamente dato l’essere-in-sé 25 . Tanto più che l’individuo, essendosi dato liberamente e autonomamente l’in-sé, diverrebbe in tal modo fondamento di se stesso. “Il per-sé, in quanto nullificazione dell’in-sé, si temporalizza come fuga verso. Supera, infatti, la sua fatticità […] verso l’in-sé che sarebbe se potesse essere il suo fondamento. […] la fuga avviene verso un avvenire impossibile e sempre cercato in cui il per-sé sarebbe in-sé-per-sé, cioè un in-sé che sarebbe a se stesso il proprio fondamento” 26 . Esso diverrebbe così quella causa sui che tradizionalmente è stata identificata con Dio (Dio, anzi, non è per Sartre che la traduzione simbolica dell’ideale dell’in-sé-per-sé perseguito dall’uomo). 23 Sartre indica la contingenza ingiustificabile del per-sé e dell’in-sé con il termine «fatticità». 24 Sartre delinea una chiara separazione tra ontologia e metafisica. L’ontologia concerne la descrizione delle strutture e delle differenti tipologie dell’essere (in tal senso è l’ontologia a determinare l’esistenza di tre dimensioni d’essere: l’in-sé, il per-sé e, come vedremo più tardi, il per-altri). La metafisica non si interessa invece del come l’essere è, ma del perché esso è, e del perché esso è come è (perché c’è l’essere, e perché si articola in in-sé, per-sé e per-altri?). Ora, in ambito metafisico, per Sartre, si possono formulare solo delle ipotesi. Le spiegazioni di ordine metafisico devono quindi prendere sempre la forma del «come se». A tal proposito, è interessante la trattazione che Sartre offre dell’«avvenimento assoluto», ovverosia del sorgere del per-sé. È come se l’in-sé, dice il filosofo francese, si degradasse a per-sé, perdendo la sua pienezza ontologica e accogliendo nel suo seno un vuoto d’essere, per divenire un essere che è fondamento di se stesso (il per-sé, come si vedrà, mira sempre a divenire «causa sui», fondamento di se stesso). Si tratta tuttavia di una mera ipotesi (a riguardo si veda L’essere e il nulla, trad. cit., pp.117-123). La metafisica è il dominio del congetturale, non del certo. 25 Di fatto, l’essere-in-sé-per-sé sarebbe un essere che conserverebbe contemporaneamente la trasparenza, ovvero la coscienzialità, propria del per-sé, e l’opacità, la pienezza d’essere, tipica dell’in-sé. 26 L’essere e il nulla, trad. cit., p.412.

Anteprima della Tesi di Marco Mallica

Anteprima della tesi: Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Mallica Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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