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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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Proprio in quanto l’in-sé-per-sé è considerato da Sartre come la meta cui il per-sé tende perennemente e che egli cerca di raggiungere attraverso tutte le sue azioni (seppur senza averne piena coscienza) 27 , si capisce perché esso sia indicato dal filosofo francese con il termine «Valore», cioè come quello che per l’individuo umano è il valore supremo. Dati i caratteri strutturali dell’essere-per-sé, il Valore resta tuttavia una meta irraggiungibile. In quanto il per-sé è costitutiva distanza da sé, perenne mancanza d’essere, egli non potrà mai raggiungere l’opacità e la pienezza d’essere propria dell’in-sé. La continua fuga del per-sé verso l’anelato in-sé non potrà quindi giungere mai a termine. In tal senso, tutte le azioni umane volte a raggiungere il Valore sono per Sartre destinate allo scacco. Come il filosofo riconosce alla fine dell’Essere e il nulla, “…tutte le attività umane sono equivalenti – perché tendono tutte a sacrificare l’uomo per far nascere la causa di sé – e […] tutte sono votate per principio allo scacco” 28 . L’uomo è destinato a non superare mai il suo originario stato di infelicità. Tirando le fila del discorso sartriano, le due tipologie fondamentali dell’essere sono l’in-sé e il per-sé. E tuttavia, l’indagine ontologica di Sartre non può fare a meno di toccare anche, e non potrebbe essere altrimenti, il problema del nulla 29 . Nel condurre la ricerca sull’essere-per-sé e sull’essere-in-sé si finisce infatti per incontrare, dice Sartre, la dimensione del non-essere. In quanto l’essere è pervaso dal nulla, il nulla può essere rilevato in diversi campi del reale. La fessura intracoscienziale propria del per-sé in quanto coscienza (di) sé rivela, come abbiamo già visto, un nulla d’essere. La stessa possibilità, per l’individuo umano, di porsi delle domande (e, tra queste, la 27 Per Sartre ogni tentativo di soddisfare un particolare desiderio da parte dell’individuo va ricondotto a quello che è per il per-sé il desiderio fondamentale e primario: il desiderio, cioè, di attingere l’essere-in-sé. In quanto ogni desiderio consiste in una mancanza (la sete, come desiderio di bere, consiste per esempio nella mancanza d’acqua), la soddisfazione di ogni desiderio rappresenta un passo avanti verso il superamento di quella che è la fondamentale mancanza del per-sé, ovverosia la mancanza d’essere. E tuttavia, nonostante la soddisfazione dei desideri che di volta in volta gli si presentano, il raggiungimento dell’anelata pienezza d’essere si risolve per l’individuo in un fine che non può essere mai raggiunto o, detto in altri termini, che può essere raggiunto solo all’infinito. Ora, non solo il tentativo di soddisfare i propri desideri, ma ogni azione del per-sé ha come suo scopo ultimo, secondo Sartre, il raggiungimento del Valore o in-sé-per-sé. Ciononostante, l’individuo non ha mai coscienza del fine che veramente persegue. Egli, per esempio, crede che il fine del suo bere sia il superamento di un determinato stato fisiologico, ovverosia la sete, e non il raggiungimento della pienezza d’essere. 28 L’essere e il nulla, trad. cit., p.695. 29 Al «nulla» Sartre dedica la prima parte dell’Essere e il nulla, intitolata appunto Il problema del nulla.

Anteprima della Tesi di Marco Mallica

Anteprima della tesi: Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Mallica Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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