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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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di qualcosa. Ma questo qualcosa è una semplice idea, un mero contenuto di coscienza (nel linguaggio husserliano, un «noema»), non un oggetto reale. Per Husserl, ciò di cui io ho coscienza non è, per esempio, questo tavolo, ma è l’idea di un tavolo. E, nella sua ottica, non mi è mai possibile sapere se alla mia idea di tavolo corrisponda, fuori di me, un tavolo reale. A tal proposito, è sintomatico che Husserl, ponendosi in questa prospettiva, non sia riuscito a risolvere positivamente il problema dell’esistenza di una realtà esterna al soggetto. E, del resto, lo stesso Sartre mostra di essere pienamente consapevole di quella che era l’originaria concezione husserliana dell’intenzionalità, considerando tuttavia la dottrina di Husserl come una dottrina che ha il suo limite fondamentale proprio nell’incapacità di dimostrare l’esistenza di ciò di cui noi facciamo esperienza: “…Husserl definisce precisamente la coscienza come una trascendenza. Effettivamente, proprio questo egli afferma, ed è la sua scoperta essenziale. Ma dal momento in cui fa del noema un irreale, correlativo della noesi, ed il cui esse è un percipi, egli vien meno alle premesse” 20 . Ora, una volta visto come Sartre dimostri l’indiscutibile realtà transfenomenica degli oggetti-in-sé di cui noi abbiamo coscienza, come si connota per il filosofo francese l’essere-in-sé? Quali sono i caratteri strutturali degli enti-in-sé di cui facciamo continua esperienza? Per spiegarlo è opportuno innanzi tutto precisare che tali enti finiscono per identificarsi, nell’ottica sartriana, con quelli che Heidegger denominava «enti-semplicemente-presenti», ovverosia con gli enti difformi dall’Esserci, dall’individuo umano. È solo partendo da questa constatazione che si possono meglio capire i caratteri che Sartre attribuisce agli oggetti-in-sé. A tal proposito va innanzi tutto detto che l’«in-sé» loro attribuito dal filosofo francese si riferisce al fatto che essi, in quanto enti acoscienziali, non possono esser coscienti di se stessi. Se l’individuo umano, come abbiamo già visto, ha per suo carattere fondamentale quello 20 Ivi, p.27. Sul rapporto di derivazione e, allo stesso tempo, di opposizione tra l’intenzionalità sartriana e quella husserliana si veda F. Valentini, La filosofia francese contemporanea, Feltrinelli, Milano 1958, pp.103-104. Sull’influenza del pensiero husserliano su Sartre e sulle opere sartriane in cui tale influenza emerge si veda anche G. Palumbo, La filosofia esistenziale di J.-P. Sartre, Palumbo, Palermo 1953, pp.14- 22; P. A. Rovatti, Che cosa ha «veramente» detto Sartre, cit., pp.16-37; G. Cera, Sartre tra ideologia e storia, Laterza, Roma-Bari 1973, pp.45-87; S. Moravia, Introduzione a Sartre, Laterza, Roma-Bari 1973, pp.12-37.
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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Mallica
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Teresa Marcialis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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