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L'Accademia Nazionale e altre aperture teatrali in Italia nel secondo decennio del fascismo

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16 fortunati teatri “altri”, sia minimi che d’arte, 9 merita una attenta considerazione per il lavoro di sprovincializzazione della scena e dei repertori che in esso si svolse. L’esigenza di “aggiornare il nostro teatro sulle più interessanti e più audaci novità dei movimenti culturali d’avanguardia europei”, 10 perseguita con instancabile energia dal régisseur sin dai primi anni Venti, pone il suo Sperimentale nella posizione di antefatto imprescindibile all’analisi delle aperture teatrali italiane che matureranno nel secondo decennio del fascismo. Bragaglia, fascista della prima ora, proveniva dal movimento futurista, 11 portatore dei primi impulsi registici nel teatro italiano. 12 Per la realizzazione del proprio “teatro personale”, in virtù del proclamato impegno a dare alla Rivoluzione fascista un correlativo scenico adeguato, godette di vari aiuti da parte del regime. 13 Ma tale impegno nutriva in lui una speranza illusoria; egli era convinto del fatto “che Mussolini fosse consapevole che il vero teatro fascista poteva nascere solo dal teatro d’eccezione e non da quello commerciale e che a Mussolini dunque spettasse di offrirgli la possibilità di creare il teatro originale che occorreva”. 14 In realtà, “la piaggeria al dittatore, caricata al punto da assumere una coloritura quasi canzonatoria, se procacciò l’offerta di qualche aiuto economico, non riuscì a far mutare la politica dello 9 Tra gli altri erano attivi nel periodo il Piccolo teatro del Convegno (Milano, 1924, dir. Enzo Ferrieri), la Piccola Canobbiana (Milano, 1924, dir. G. Bevilacqua – E.Cavacchioli), La Sala Azzurra (Milano, 1924-’25, dir. G. Tumiati). Cfr., Federico Doglio, “Dai teatri minimi ai teatri d’avanguardia”, in Il teatro pubblico in Italia, Roma, Bulzoni, 1976, pp.84-91. 10 Vito Pandolfi, Regia e registi del teatro moderno, Bologna, Cappelli, 1961, p.213. 11 “E’ legittimo sottolineare l’influenza esercitata su A.G.B. già dal futurista Manifesto del Teatro di Varietà del 1913, particolarmente per ciò che riguarda il superamento della veristica e fotografica riproduzione della vita, degli analitici suffumigi, dell’accademismo del teatro routinier, ai quali si contrappone il gusto di ‘giocare’ primitivamente il teatro, l’affrancamento dalla soggezione alla logica assoluta e dispotica in favore dell’imprevisto, della sorpresa quale molla di ogni azione umana e quindi assai più ammissibile in una realtà teatrale”. Alberto Cesare Alberti, Poetica teatrale e bibliografia di Anton Giulio Bragaglia, Roma, Bulzoni, 1978, p.17. 12 “Gli impulsi registici del periodo in Italia trovarono spazio […] fuori dai recinti del teatro, nelle iniziative dei pittori e degli scrittori influenzati dal futurismo”. Claudio Meldolesi, Fondamenti del teatro italiano, la generazione dei registi, Firenze, Sansoni, 1984, p.24. 13 Bragaglia citò in proposito le sovvenzioni ufficiali ricevute per l’attività degli Indipendenti da parte del Ministero dell’Industria, di quello dell’Educazione Nazionale, della Reale Accademia, e infine del Duce in persona. Cfr., Anton Giulio Bragaglia, Il segreto di Tabarrino, Firenze, Vallecchi, 1933, p.172. 14 Alberto Cesare Alberti, Il teatro nel fascismo. Pirandello e Bragaglia. Roma, Bulzoni, 1974, pp. XXI-XXII.

Anteprima della Tesi di Fabrizio Morselli

Anteprima della tesi: L'Accademia Nazionale e altre aperture teatrali in Italia nel secondo decennio del fascismo, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fabrizio Morselli Contatta »

Composta da 191 pagine.

 

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