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Il dibattito museologico dal dopoguerra agli anni sessanta e i suoi esiti nella cultura legislativa

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11 di vero acciaio lucidato a specchio, in cui la staticità dell’immagine riprodotta era in continuo contrasto con l’immagine del mondo riflesso. Un altro aspetto della cultura di quegli anni da prendere in considerazione è il cinema. Infatti anche qui come in letteratura si era diffuso, a partire dal dopoguerra, il Neorealismo. L’agognata libertà d’espressione dopo vent’anni di dittatura fascista, la simultanea maturità di alcuni cineasti geniali, la scarsità di mezzi e la necessità di girare per le strade, dato che gli studi di Cinecittà erano occupati dai profughi, furono tra gli elementi che diedero l’impulso al definitivo sviluppo del cinema italiano neorealista. Questo non svolse solo il compito di aprire una finestra sulla realtà, di denunciare senza retorica i mali che affliggevano il nostro paese, di raccontare con l’occhio del cronista la guerra, l’occupazione, la lotta partigiana e la liberazione. La sua funzione più importante fu di accogliere l’imprevisto, il minimo dettaglio, di riuscire a coniugare alle volte il tempo filmico con quello reale, dando la dovuta importanza a tutti gli atti dell’uomo. Roma città aperta di Roberto Rossellini nel 1945 fu il film che aprì il cinema italiano a nuovi orizzonti tematici,narrativi e stilistici. Nell’anno seguente uscirono Paisà di Rossellini e Sciuscià di Vittorio De Sicae Cesare Zavattini, nel 1948 uscirono un altro capolavoro di De Sica Ladri di biciclette e La terra trema di Luchino Visconti. Dopo questi splendidi saggi di bravura, il cinema neorealista sembrò perdere mordente e diventare meno
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Il dibattito museologico dal dopoguerra agli anni sessanta e i suoi esiti nella cultura legislativa

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela De Marco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Relatore: Michela Di Macco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

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