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Metamorfosi dell’arcadia: edizioni e rappresentazioni del sacrificio di Agostino Beccari

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6 1.3. I creatori della maggior parte di questi spettacoli mitologici sono i cosiddetti “poeti- cortigiani”, alle volte gentiluomini o diplomatici ma spesso canterini o improvvisatori che si propongono come emblemi della cultura del tardo Quattrocento, che Dionisotti ha definito indisciplinata e avventurosa, aperta all’improvvisazione e al capriccio, espansiva e svagata. Il più acclamato caposcuola dei poeti-cortigiani è Serafino Aquilano, dotato di altissima professionalità mnemonico-gestuale, di cui ci restano -a sottolineare ancora una volta la forte impronta allegorica della tradizione rappresentativa del XV secolo- una Rappresentazione allegorica della Voluttà Virtù e Fama 5 del 1495, e due Acti scenici 6 (recitati dall’Aquilano nelle vesti di Tempo canuto e alato), semplici monologhi, approssimativi nella forma, che prevedono per la messa in scena l’utilizzazione di carri trionfali e l’intervento di vari personaggi allegorici. La produzione teatrale degli altri letterati è dispersa in zibaldoni poetici che raccolgono epistole, ecloghe e altri disparati generi testuali, accomunati dall’abitudine di assimilare lirica e spettacolo (gestualità e dizione sono componenti essenziali): il “consumo” è soprattutto auditivo e visivo, mentre la scelta metrica oscilla tra ottava e terzina, e manca sostanzialmente una coerenza unitaria tra le varie parti dello spettacolo. 1.4. Tra le rappresentazioni dell’epoca, ricordiamo un ricevimento cortigiano a Roma nel 1472 in cui viene rappresentata la storia di Giasone, con il combattimento contro il serpente, la magica seminagione e l’aratura; La presa di Granata 7 di Sannazzaro a Napoli nel 1492; Cefalo 8 (1487) e Silva (1493) del Correggio. Nella Danae 9 (1497) di Taccone, nel Timone 10 di Boiardo o nella Festa del Paradiso 11 (1490) di Bellincioni si riproduce in chiave pagana la bipartizione tra terra e cielo; l’incertezza scenografica è ancora evidente nella Pasitea di Visconti, come riflesso della mancanza di un’identità drammaturgica: si susseguono infatti le vicende di 5 La Rappresentazione allegorica della Voluttà, Virtù e Fama fu pubblicata da P. Ferrato, Giannini, Napoli, 1877. 6 L’Acto del Tempo e dell’Oroscopo fu pubblicato da Vito R. Giustiniani in Serafino Aquilano e il teatro del Quattrocento, “Rinascimento”, V (1965), pp. 101-117. 7 Il testo della Presa di Granata è leggibile in Iacobo Sannazzaro, Opere volgari, a cura di A. Mauro, Laterza, Bari, 1961, pp. 276-285. 8 Per il testo della Fabula di Cefalo si rimanda a quello compreso in N.da Correggio, Opere, a cura di A.T. Benvenuti, Laterza, Bari, 1969, pp. 7-45. 9 B. Taccone, Danae Commedia [1497], Bologna, Spinelli, 1888. 10 Per il testo si rimanda a Il teatro italiano, vol. I, Dalle origini al Quattrocento, a cura di E. Faccioli, tomo II, Einaudi, Torino, 1975, pp. 511-587. 11 B. Bellincioni, Le rime, emendate e annotate da P. Fanfani, vol. II, Bologna, 1878, pp. 208-220.

Anteprima della Tesi di Daniela Sepulcri

Anteprima della tesi: Metamorfosi dell’arcadia: edizioni e rappresentazioni del sacrificio di Agostino Beccari, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Daniela Sepulcri Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

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