Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Vita quotidiana a Firenze nei mesi della Repubblica Sociale Italiana

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

13 Poggio a Caiano, la Villa della Petraia, il Palazzo Pretorio di Scarperia, il Castello dei Conti Guidi a Poppi, il Convento di Camaldoli, il Castello di Montegufoni, quello di Poppiano, la Villa di Oliveto del Conte Guicciardini, la Villa di Torre a Cona, quella di Montagnana dei marchesi Bossi-Pucci, la Villa di Monte a Gugliano a Barberino di Mugello, la Villa della Bastia a Ponte a Elsa, quella di Montalto nel comune di Fiesole, l'Oratorio di Sant'Onofrio a Dicomano, la Villa dei Leoni a Barberino di Mugello, la Galleria ferroviaria Sant'Antonio a Incisa, la Villa di Cafaggiolo, la Villa Bocci a Soci, la Villa di Pian di Collina dei Sigg. Beretta, la Villa di Striano della Signora Giulietta Mendelsohn-Gordigiani, Villa Demidoff, Villa Salviati e la Torre del Castellano di proprietà Pegna. In effetti, dal novembre '42, si intensificò il trasferimento delle opere in luoghi più sicuri. Ad esempio, al Castello di Oliveto dei Conti Guicciardini, situato nei pressi di Castelfiorentino, arrivarono, tra gli altri, i dipinti del Pontormo che erano nella Chiesa di Santa Felicita, quelli di Bernardo Daddi in Orsanmichele e altri provenienti dalle chiese di San Miniato e di San Lorenzo, dagli Uffizi e dal Museo Horne. Seguirono altri trasferimenti diretti al Castello dei Conti Guidi a Poppi, dove arrivarono anche le opere del Museo del Bargello, e a Poppiano, vicino a Montespertoli. Se questi cambiamenti coinvolsero soprattutto l’aspetto della città, ve ne furono altri che ebbero conseguenze dirette sull’economia domestica dei fiorentini. Anche se ancora gli abitanti non soffrivano la fame, si era già entrati nel pieno del “clima di austerità”. Il riscaldamento poteva essere usato solo nei giorni più freddi, il gas veniva erogato a orari precisi (dalle 7.30 alle 8.30, dalle 10.30 alle 14.30, dalle 18.45 alle 20.45). Tutti i mezzi di trasporto e le giacenze di combustibile liquido, di carta, cartoni, pneumatici e ferro andavano denunciati. Era già stato introdotto il razionamento per farina, riso e pasta, progressivamente esteso ai più svariati tipi di cibo (pane compreso) e anche ai capi di vestiario, a cappelli, guanti e cravatte. Per i vestiti uomini e donne adulti potevano infatti spendere annualmente massimo 120 punti, 80 punti i ragazzi, 72 i bambini. Ma non era molto se si

Anteprima della Tesi di Monica Pieraccini

Anteprima della tesi: Vita quotidiana a Firenze nei mesi della Repubblica Sociale Italiana, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Monica Pieraccini Contatta »

Composta da 344 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2230 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.