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Nadie hablarà de nosotras cuando hayamos muerto, sceneggiatura originale di Agustìn Dìaz Yanes. L'applicazione della teoria dei polisistemi al lavoro del traduttore e del dialogista nel sottotitolaggio e nel doppiaggio.

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14 nessuna applicazione nella realtà, ma lo ritengo interessante perché è un procedimento simile a quello della teoria dei polisistemi, che indaga analogie e differenze in opere letterarie distanti nel tempo e nello spazio. 2.1.3. La traduzione come via per il cosmopolitismo A mio avviso, la traduzione è uno dei principali mezzi per far conoscere e rendere man mano familiare il diverso proveniente dalle altre culture; per abolire il sentimento dell’estraneità tra culture diverse. Tuttavia, non credo che la via da percorrere sia quella della creazione di una lingua ibrida e corrotta da inutili forestierismi, dove per inutili intendo quei termini che l’italiano prende a prestito dalle altre lingue, pur possedendone l’esatto equivalente. Ad esempio, trovo inutile e antiestetico l’uso di “weekend” al posto di “fine settimana” all’infuori della lingua parlata. Auspico invece che entrino nell’italiano quei termini stranieri che sono intraducibili per diversità culturale, ma che arricchiscono la lingua perché introducono concetti nuovi. L’ideale sarebbe poi che i termini in questione rimanessero come sono sia nella grafia che nella pronuncia, per una forma di rispetto alle loro origini, al contrario di come avviene nelle culture ispaniche, in cui i termini stranieri vengono prontamente addomesticati e lo “champagne” diventa “champán”. Una parte del processo è già avviata: ad esempio, l’italiano ha assimilato una parte dei termini riguardanti la sfera semantica della corrida proprio in quanto elemento assente nella nostra cultura. Rifuggo nel modo più assoluto l’uso di forestierismi nella traduzione e, se nella mia ve ne sarà traccia, sarà, in certi casi, per fedeltà all’originale in cui il termine compariva già sotto forma di forestierismo rispetto al testo di partenza 14 e negli altri perché si tratta di un termine già entrato nell’italiano, come ad esempio “gringo” (scena 1 cap. 5). Ritengo, insomma, che la traduzione sia una via per il cosmopolitismo; paradossalmente le tracce di questo lento processo si concretizzano proprio nella negazione del mezzo attraverso il quale avviene, nell’uso dei forestierismi in quanto termini intraducibili. 14 Ad esempio ho usato “voce off” invece di “voce fuoricampo”. Il termine in questione appartiene al linguaggio tecnico cinematografico, che fa spesso ricorso all’inglese sia in Spagna che in Italia, perciò ho ritenuto che “voce off” fosse la traduzione più fedele per “voz en off”.
Anteprima della tesi: Nadie hablarà de nosotras cuando hayamos muerto, sceneggiatura originale di Agustìn Dìaz Yanes. L'applicazione della teoria dei polisistemi al lavoro del traduttore e del dialogista nel sottotitolaggio e nel doppiaggio., Pagina 11

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Forciniti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Elisabetta Paltrinieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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Parole chiave

doppiaggio
sottotitolaggio
lingua spagnola
teoria della traduzione
traduzione cinematografica
itamar even-zohar
teoria dei polisistemi
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