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Economia, etica e finanza - Riflessioni su una conciliazione all'alba del III millennio

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7 abbandonare a se stessa la propria controparte sarebbe senza dubbio sensato. Se le attività commerciali si basassero esclusivamente sul ricorso alla legge diverrebbero estremamente costose e penosamente lente. Comunque, indipendentemente da quale ragionamento si voglia seguire, sarebbe difficile ignorare l’esistenza di tali codici di comportamento per l’efficienza delle transazioni. Un mondo degli affari – afferma il Nobel Amartya Sen – privo di codici morali, sarebbe non solo povero normativamente, ma anche molto debole in termini di prestazioni6. 4. Il distacco sanabile La riportata interpretazione della logica smithiana è arrivata indenne fino a noi, tanto da annichilire il ruolo della motivazione umana, determinante non secondaria delle scelte. Questa distorsione non è di scarso rilievo, se si ritiene che l’economia debba interessarsi alle persone reali. “E’ difficile credere che le persone reali possano essere del tutto ininfluenzate dalla portata dell’esame di sé indotto dalla domanda socratica: ‹Come bisogna vivere?›. E’ possibile che le persone studiate dall’economia […] si attengano esclusivamente alla rudimentale testardaggine che attribuisce loro l’economia moderna?”7. Evidenziò questa paradossale situazione in cui la scienza economica si stava, inavvertitamente, scostando dal reale, anche Morgenstern (l’economista austriaco co-fondatore della teoria dei giochi): “La scienza economica sta studiando situazioni in gran parte ipotetiche che non hanno nessuna somiglianza con la realtà (...). Il mondo reale è profondamente diverso”8.9 Ad un’attenta analisi, però, si rileverà che studiare i rapporti tra l’etica e l’economia, significa riannodare gli antichi legami che hanno visto l’origine della nostra scienza, ai suoi albori nulla più di uno strumento della politica che, come insegnava saggiamente Aristotele, deve avere come sommo fine il bene umano “più bello e più divino se riguarda un popolo e le città”. La ricchezza, infatti, che pare 6 ibidem, p. 96 7 Sen A., Etica ed economia, Laterza, Roma-Bari, 1988, p.8 8 O Morgenstern, Il disagio degli economisti, La Nuova Italia, Firenze, 1976, p.73 9 “può essere interessante ricordare che il divorzio consumato dalla teoria economica fra giudizio economico e opzioni morali -- un divorzio favorito dall’idea secondo cui la scienza economica ha a che fare solo con i mezzi e con i fini -- ha finito col rendere la disciplina una tecnica di pensiero che rischia di non far più presa sulla realtà. Eppure, già J.S.Mill nella prefazione ai suoi Principles ammoniva: ’Eccetto che su questioni di mero dettaglio, non vi sono questioni pratiche, neppure tra quelle che più si avvicinano al carattere delle questioni puramente economiche che possono essere decise solo sulla base di premesse economiche ’”. Stefano Zamagni, Economia e etica, Ave, Roma 1994, p.7
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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Pedron
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Maurizio Fanni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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