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La chiusura delle indagini preliminari

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17 trascurare di acquisire elementi dai quali può discendere la prova di innocenza di chi è indagato (ex art.358) 15 ; pare, in sostanza, profilarsi una duplicità di ruoli svolti dal p.m., organo imparziale che mira alla ricerca della verità nella fase investigativa e parte processuale durante l’esercizio dell’azione, in veste di pubblico accusatore 16 , anche se non mancano dubbi sulla effettiva realizzazione di tali principi. Le discussioni sulla portata di tale disposizione sono destinate, del resto, a continuare proprio a causa della l.397/2000, in quanto, la nuova normativa, incidendo significativamente nella costruzione del codice ed esaltando senza dubbio il ruolo della difesa, potrebbe effettivamente collocare in posizione eguale e contraria il soggetto che del difensore è il naturale contraddittore processuale; in realtà, come evidenziato dalla relazione di accompagnamento al disegno di legge 15 Il principio posto dall’art.358, pur se riconosciuto come validamente operante, è al centro di forti discussioni. Dominioni, in “Le investigazioni del difensore ed il suo intervento nella fase delle indagini preliminari”, Latina 1990, II, p.25, osserva che “chi conduce una indagine giudiziaria, per spinta quasi naturale, per professionalità, per esigenze del tema di indagine che gli è proposto, è orientato alla ricerca essenzialmente della prova a carico”; di analogo avviso lo stesso Peroni, “Il contenuto positivo dell’art. 358 c.p.p.”, in DPP n.8/1995 p.966, ritiene che “il vero punto di frattura all’interno del sistema si colloca nell’assenza di un efficace controllo sul destino dei dati in bonam partem, dal punto di vista della loro effettiva incidenza - una volta che siano stati acquisiti – sulle determinazioni del p.m. “. Di diverso avviso, ad es., Neppi Modona, in “Profili del nuovo c.p.p.”, Padova 1996, p.405, secondo il quale il p.m. non potrebbe esercitare l’azione penale in maniera corretta ove non si facesse carico di accertare gli elementi che renderebbero inutile l’esercizio, consigliando, piuttosto, di presentare richiesta di archiviazione. Acuti rilievi si ritrovano in Carulli, “Lineamenti del nuovo processo penale”, Napoli 1993, p.212- 213, che giustamente distingue la duplice attività del p.m. , il quale “nel momento dell’attività d’indagine…potrà anche essere un organo imparziale o polivalente…al contrario quando procede all’esercizio dell’azione penale diventa parte processuale in senso tecnico con interessi esclusivi e di natura diversa”, divenendo cioè a tutti gli effetti pubblica accusa. Inoltre, prosegue l’Autore, se è vero che nessuna sanzione processuale è prevista in caso di omissione, comunque potrebbe profilarsi, se ne ricorrono gli altri presupposti, un reato di omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.) o addirittura un falso per soppressione (art.490 c.p.) essendo egli un pubblico ufficiale. 16 Ne deriva, secondo la giurisprudenza, che la parzialità del p.m. anche quando si manifesta in comportamenti ispirati a conflittualità eccessiva, è destinata rimanere estranea alle possibili turbative al corretto esercizio della giurisdizione. Invero, durante le indagini preliminari il p.m. è tenuto a ricercare tutti gli elementi di prova per una giusta decisione, ivi compresi gli elementi favorevoli all’imputato, e riemerge,come si diceva, l’impostazione tendente ad attribuirgli veste di parte cd. imparziale. Ma una volta iniziata l’azione penale il rappresentante della pubblica accusa riacquista in toto la sua veste di parte in senso tecnico, spinta dall’unico interesse di veder comprovata l’impostazione accusatoria (Cass., 23/2/1998, in CP 1998, 353, in tema di istanza di rimessione del processo, promossa da Berlusconi ed altri).

Anteprima della Tesi di Domenico Gargano

Anteprima della tesi: La chiusura delle indagini preliminari, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Domenico Gargano Contatta »

Composta da 339 pagine.

 

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