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Ipotesi per uno sviluppo sostenibile: l'agriturismo

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1.1 I rapporti tra Stato, Regioni ed Unione Europea Pag. 7 V della Costituzione. Lo stesso discorso è replicabile per tutte le altre Regioni a Statuto Ordinario. Notevolmente diverso è il quadro per le cinque Regioni a Statuto Speciale, elencate analiticamente nell’art. 116 della Costituzione. A questi enti, infatti, spetta, in ragione delle loro peculiarità geografiche, storiche e linguistiche, un’autonomia di tipo “personalizzato”, conferita attraverso l’approvazione del rispettivo statuto con un’apposita Legge Costituzionale, diversa per ogni Regione. La fonte del diritto in questione, essendo di pari rango in rapporto alla Costituzione, è in grado di riscrivere il titolo V, ampliando in questo modo i poteri attribuibili alle Regioni Speciali. Dopo questa breve digressione nozionistica torniamo ad esaminare il cammino storico dell’autonomia regionale. Nel 1948, anno d’entrata in vigore della Costituzione, esistevano già le Province ed i Comuni, disciplinati da una legislazione anteriore. Le Regioni invece, dopo un lungo e glorioso passato come veri e propri stati autonomi, sparirono con l’unificazione del paese. L’atteggiamento della classe politica che fondò, nel 1861, il Regno d’Italia fu quello di accentrare il più possibile il potere, nel timore che il giovane stato nascente potesse disgregarsi nuovamente, e nel periodo fascista vi fu un’ulteriore spinta a concentrare la pubblica amministrazione a livello centrale. E’ per questo motivo che la disciplina dei rapporti tra Stato ed enti regionali fu costruita lentamente e progressivamente, solo dopo l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana. Per le Regioni a Statuto Speciale l’attuazione del testo costituente fu immediata, con l’approvazione dei rispettivi statuti già nel 1948. L’unica eccezione fu il Friuli-Venezia Giulia, il cui statuto venne adottato con Legge Costituzionale n.1 del 1963, a seguito della risoluzione della controversia tra Italia ed Ex-Jugoslavia sull’area di Trieste. Le Regioni a Statuto Ordinario, invece, ebbero un cammino assai più tortuoso prima di venir alla luce. L’approvazione della legge elettorale dei Consigli Regionali, indispensabile per il funzionamento degli enti (art.122 Cost. 1° comma), fu posticipata di molti anni dal Parlamento, per motivi prettamente politici. La difficile situazione del tempo (guerra fredda tra USA ed ex-URSS) non rendeva opportuno, agli occhi di molti, affidare il governo di alcune regioni a partiti di sinistra, i quali in alcuni ambiti regionali godevano di un’ampia base di consenso. La situazione si sbloccò solo nel 1968 allorché le camere approvarono la legge elettorale che permise, finalmente, l’elezione dei Consigli Regionali nel 1970 e la successiva approvazione degli statuti. A quel punto sorse il problema di trasferire poteri amministrativi, risorse finanziarie nonché personale agli enti appena costituiti e, contemporaneamente, di riorganizzare gli apparati burocratici statali, che fino ad allora avevano svolto i compiti propri delle Regioni.
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Ipotesi per uno sviluppo sostenibile: l'agriturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Sergio Nichele
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Maurizio Malo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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