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L'area protetta quale laboratorio di sostenibilità: il caso dell'istituendo Parco del Carso

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16 e Ottanta. Tuttavia non viene prevista dalla legge nessuna interazione con la pianificazione territoriale del contesto: il Piano del parco “…sostituisce a ogni livello i piani paesistici, i piani territoriali o urbanistici e ogni altro strumento di pianificazione” – recita la norma (art.12, c.7). Si può capire come questo porti ad una concezione rigida delle aree protette, viste come entità a sé stanti e isolate dal loro contesto territoriale. Inoltre, è stato osservato, gli strumenti di pianificazione della 394/91 appaiono poco adatti alla complessità della gestione di un’area protetta, dato che nella loro struttura di fondo sono di derivazione sostanzialmente urbanistico-territoriale, nel senso che la disciplina delle destinazioni di uso del suolo si fonda essenzialmente su una logica del “consentito–vietato”. Sarebbe invece opportuno indicare come vanno svolte le attività compatibili, invece che stabilire semplicemente cosa e dove si può o non si può fare (Masini, 1997). In altre parole occorrerebbe, in armonia con le tre funzioni del piano sopra ricordate, una programmazione “attiva”, con partecipazione e adesione di tutti gli attori economici e sociali coinvolti, e non un mero insieme di limitazioni e divieti. Sostituire quindi alla parola d’ordine “controllo”, la parola “sviluppo partecipato”. Uno dei punti chiave nella pianificazione dei parchi, e nella stessa concezione che si è affermata oggi di area protetta, viene dunque a coincidere con il principio fondamentale che come si è visto deve caratterizzare la costruzione delle Agende 21 locali, e cioè l’importanza della partecipazione e del coinvolgimento più ampio possibile della popolazione locale. Le comunità locali hanno sempre delle attese di sviluppo: se ciò che emerge dall’istituzione o dalla gestione dell’area protetta – come anche dalle misure ambientali adottate nell’ambito delle Agende 21 – viene percepito dalla comunità locale come qualcosa di imposto e di limitante, è molto probabile che essa si opporrà con forza e non collaborerà mai alle azioni di tutela. Uno degli scopi primari nella programmazione dovrebbe così essere quello, innanzitutto, di riequilibrare i costi e i benefici tra gli insiders e gli outsiders: i primi si identificano con le comunità locali, mentre i secondi con comunità molto più vaste, come possono essere quella regionale o quella

Anteprima della Tesi di Mauro Carli

Anteprima della tesi: L'area protetta quale laboratorio di sostenibilità: il caso dell'istituendo Parco del Carso, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Mauro Carli Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

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