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L'area protetta quale laboratorio di sostenibilità: il caso dell'istituendo Parco del Carso

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11 biodiversità 7 , da perseguire con metodi scientifici. A dire il vero, in Europa una valenza scientifica più che fruitiva fu quella prevalente fin dai primi tempi, ma anche qui l’accento era posto sulla sottrazione dalle azioni umane delle “bellezze naturali”, in cui dunque era ancora il valore estetico quello più tenuto in considerazione (Barbero, Furno, 1988). Lo spirito che prevalse successivamente, per lungo tempo, fu quello di una conservazione piuttosto rigida, in cui si cercava, nell’area protetta, di minimizzare l’accesso, la fruizione e la trasformazione da parte dell’uomo. Certamente permanevano (e tuttora permangono) delle notevoli differenze nella concezione di parco tra tutte quelle realtà, caratteristiche soprattutto del continente americano, in cui le aree protette sono costituite da ampi territori in cui la presenza umana è minima, e quelle realtà, tipiche di molte regioni europee, caratterizzate da spazi esigui fortemente antropizzati, in cui, quindi, è massimo lo sfruttamento di tipo privatistico, secondo le regole del mercato. In queste ultime il modello di tipo americano è sempre stato difficilmente impostabile. La filosofia di una conservazione rigida e perseguita con metodi necessariamente autoritativi trova la sua origine nella già richiamata bipolarizzazione uomo – ambiente, natura – cultura. Questa dicotomia, ritenuta fino ad anni recenti ineluttabile, deriva a sua volta, come si può facilmente intuire, dai crescenti processi di urbanizzazione, di industrializzazione e di sfruttamento e modificazione tecnologica dell’ambiente caratteristici dell’epoca industriale. Appare chiaro, da tutti i ragionamenti finora portati avanti, che il superamento di questa visione dicotomica ha tratto impulso da quegli stessi profondi cambiamenti socioculturali che hanno permesso di lanciare, a livello internazionale, il concetto di sviluppo sostenibile. Questi cambiamenti sono stati capaci di influire sugli atteggiamenti e i 7 Una definizione di “diversità biologica”, o “biodiversità”, è stata data nel 1991 dall’IUCN (cfr. nota 8), dall’United Nations Environment Programme (UNEP – Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e dal WWF. La biodiversità è definita come “the variety of life in all its forms, levels and combinations. It includes ecosystem diversity, species diversity and genetic diversity (tr. “la varietà della vita in tutte le sue forme, livelli e combinazioni. Comprende la diversità degli ecosistemi, delle specie e la diversità genetica”).

Anteprima della Tesi di Mauro Carli

Anteprima della tesi: L'area protetta quale laboratorio di sostenibilità: il caso dell'istituendo Parco del Carso, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Mauro Carli Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

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