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La teoria generale di Keynes: alcune reinterpretazioni ed attualità

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Introduzione assolutamente eccezionali (Robinson, 1972, pag. 7) 2 . Se i “fallimenti del mercato” avevano già messo in crisi l’identificazione dell’interesse individuale con l’interesse collettivo, originariamente espressa nel contributo smithiano dalla “mano invisibile”, è solo con Keynes che si arriva ad una critica radicale, basata su un apparato analitico macroeconomico, tesa a dimostrare che “ … un’economia di mercato, lasciata a se stessa, non tende necessariamente a raggiungere un equilibrio in cui vi sia piena utilizzazione della capacità produttiva esistente e piena occupazione della popolazione lavorativa. Il mercato produce sì un equilibrio tra domanda e offerta, ma un ‘equilibrio di sottoccupazione’, cioè un equilibrio non efficiente … ” (Pasinetti, 1994., pagg. 2-3.). Keynes propose un’elegante soluzione al dilemma: un capitalismo accompagnato da una regolamentazione pubblica appropriata della domanda avrebbe permesso di conciliare piena occupazione e piena libertà. Il pieno utilizzo delle potenzialità produttive del sistema economico viene pertanto ad essere affidato ad un intervento strategico e sistematico dell’autorità pubblica, all’interno del quale l’occupazione assume il carattere di obiettivo da perseguire e non di risultato conseguente all’operare senza interferenze di libere forze di mercato 3 . Pieno impiego, stabilità monetaria, equilibrio esterno, concorrenza, trasparenza e funzionalità dei mercati (cioè crescita dell’efficienza) sono diventati dunque obiettivi dello Stato e/o delle sue agenzie autonome (Banca Centrale, Agenzia Antitrust); in altre parole lo Stato ha trovato nella funzione di politica economica la sua ragion d’essere. Ed è proprio attorno al “rivoluzionario” approccio keynesiano (che comunque si è sempre cercato di conciliare con il pensiero economico preesistente) e alla sua applicabilità ai moderni problemi economici che verte il presente capitolo. 2 Robinson nel suo saggio “The Second Crisis of Economic Theory” (American Economic Review, maggio 1972, pag. 7) ricorda: “ … la distinzione che Pigou faceva tra costi privati e costi sociali veniva prospettata come eccezione alla regola benevola del laissez-faire … ”. 3 Anche se storicamente l’estendersi dell’intervento pubblico non ha avuto, in dottrina, origine univoca, come dimostrano nel periodo della grande crisi alcune “anticipazioni” di esponenti della scuola di Stoccolma e della stessa scuola di Chicago, è dalla analisi keynesiana che “emerge, nei riflessi per la politica economica, la riconosciuta esigenza di una guida al sistema economico. Si veda in merito Caffè (1981), pag. 139.

Anteprima della Tesi di Andrea Zaio

Anteprima della tesi: La teoria generale di Keynes: alcune reinterpretazioni ed attualità, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Zaio Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

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