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Criminologia e terrorismo. L'esperienza irlandese

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6 l’uomo nel processo di evoluzione, mise in crisi il concetto stesso di natura umana e l’idea consequenziale di una sostanza contenuta nella sua essenza. Lasciando da parte una analisi specifica dello studio fatto da Darwin ne ”L’origine dell’uomo” 4 , ma senza dimenticare il progresso del suo pensiero che si trova riflesso in uno dei più eminenti ricercatori contemporanei quale G. G. Simpson (“L’uomo ha degli attributi che lo contraddistinguono dagli animali. Il suo posto nella natura e la suprema importanza non sono definiti dalla sua animalità ma dalla sua umanità.”) 5 , il tentativo di definire la natura umana nei termini delle condizioni specifiche, biologiche e mentali, della specie ha portato Erich Fromm alla conclusione circa la stessa e ad una sua qualche possibile definizione. Sebbene egli scarti quella parte del pensiero evolutivo che fa risalire l’uomo ad un determinato evento (la fabbricazione di utensili, per esempio, secondo la definizione data da Benjamin Franklin dell’uomo come “Homo faber”, uomo costruttore) egli, per arrivare a un concetto della natura umana, considera tutto il processo evolutivo, non limitandosi alla considerazione di singoli aspetti isolati, sostenendo, in conclusione, che bisogna arrivare a capire tale concetto “sulla base della fusione delle due fondamentali condizioni biologiche che caratterizzano la comparsa dell’uomo. Una di esse fu che gli istinti determinano sempre meno il comportamento, l’altra è la crescita del cervello, particolarmente del “neocortex.” 6 Questa combinazione di determinazione istintiva minima e di massimo sviluppo celebrale, secondo Fromm, non si era mai verificata prima nell’evoluzione animale, e costituisce un fenomeno completamente nuovo, arrivando così a definire l’uomo “come il primate che emerse in quella fase dell’evoluzione in cui la determinazione istintiva scese al minimo e lo sviluppo del cervello raggiunse il massimo.” Ecco allora che è alla luce di tale definizione, il cervello controbilancia il deficit istintivo, ma il cervello è debole e si lascia influenzare, ma da cosa? 4 Darwin C., The Descent of Man, Watts, Londra, 1946; I ed. 1872 (trad. Italiana: L’origine dell’uomo, Editori Riuniti, Roma 1966). Si veda inoltre The Origin of Species and the Descent of Man, Modern Library, New York 1936 (trad. italiana: L’Origine della specie, Boringhieri, Torino 1967). 5 Simpson G. G., Tempo and Mode in Evolution, Columbia Univ. Press, New York 1944. 6 “Ogni neurone della corteccia cerebrale è avviluppato da un groviglio di fibre molto sottili, di grande complessità, alcune delle quali giungono da parti molto remote. Probabilmente è esatto dire che la maggioranza dei neuroni corticali è direttamente o indirettamente connessa con ogni campo corticale. Questa è la base anatomica dei processi corticali associativi. L’interconnessione di queste fibre associative forma un meccanismo anatomico che permette, durante una serie di associazioni corticali, parecchie combinazioni funzionali differenti di neuroni corticali, che superano di gran lunga qualsiasi cifra mai proposta dagli astronomi nel misurare le distanze delle stelle…E’ la capacità di fare questo tipo di combinazione e ri- combinazione degli elementi nervosi che determina il valore pratico del sistema…” (Da Herrick C. J., Brains of Rats and Man, Univ. of Chicago Press, Chicago 1928.)
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Criminologia e terrorismo. L'esperienza irlandese

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Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Galli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Piera Gallina Fiorentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

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criminologia
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