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Criminologia e terrorismo. L'esperienza irlandese

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7 E’ a questa domanda che Fromm tenta di dare una interpretazione differente dal semplice modo di pensare l’uomo avente una “intelligenza strumentale”, cioè un uomo condizionato dalle proprie esigenze e quindi tutto dedito alla manipolazione degli oggetti legati a particolari desideri o passioni. Egli considera un aspetto nuovo del pensiero umano, una sua nuova qualità, la “coscienza di sé!” L’uomo è l’unico animale che non solo conosca gli oggetti ma sappia di sapere. E’ l’unico animale che, oltre all’intelligenza strumentale abbia la ragione, la capacità di usare il suo pensiero per capire oggettivamente, cioè per conoscere la natura delle cose come sono di per sé, e non solo come strumenti per la propria soddisfazione. Dotato della ragione e della autocoscienza l’uomo è consapevole di se stesso come essere distinto dalla natura e dagli altri; è consapevole della propria impotenza, della propria ignoranza, della propria fine; è consapevole cioè della morte. Ecco allora che l’uomo è anomalia, un capriccio dell’universo; essendo consapevole di se stesso, si rende conto della sua impotenza, dei limiti della sua esistenza; tale dicotomia non lo abbandona mai e la contraddizione umana sfocia in uno stato di squilibrio costante. La natura umana, quindi, non può essere definita in termini di qualità specifiche quali amore e odio, bene e male, ma soltanto secondo le contraddizioni che caratterizzano l’esistenza umana. Il conflitto esistenziale produce certe esigenze psichiche comuni ad ogni uomo, costretto a superare l’orrore dell’isolamento, dell’impotenza, dello smarrimento, trovare nuove strade per entrare in contatto con il mondo e per sentirsi a casa. Tali esigenze psichiche sono radicate nelle condizioni stesse dell’esistenza umana, condivise da tutti, senza alcun tipo di distinzione. Tutti i dati che l’uomo possiede, come quelli ancora da scoprire, non potranno mai rilevare la natura della mente se non si possiede la chiave per decifrarli, chiave che non può essere altro che la nostra stessa mente. Il problema è come utilizzare tale chiave, cioè se riusciamo a trascendere il nostro normale schema mentale e trasferirci in quello dell’uomo originario, nella mente dell’uomo oggetto della nostra ricerca. Quel che Fromm propone è di usare non solo il passato per capire il presente, il nostro inconscio, ma anche di usare l’inconscio come chiave per capire la storia. Ciò, però, richiede la pratica della conoscenza di sé in senso psicoanalitico: ”rimuovere gran parte della nostra resistenza a prendere consapevolezza del nostro inconscio, facilitando così la penetrazione della nostra mente cosciente nelle profondità del nostro nucleo.” 7 7 Fromm E., Anatomia della distruttività umana, Arnoldo Mondatori Editore, 1975, p. 290.

Anteprima della Tesi di Massimiliano Galli

Anteprima della tesi: Criminologia e terrorismo. L'esperienza irlandese, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Massimiliano Galli Contatta »

Composta da 207 pagine.

 

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