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Crisi e ristrutturazione di una grande impresa: il caso Enron

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20 Il concetto di declino d’impresa viene quindi collegato da Guatri all’ottenimento nel tempo di una performance negativa in termini di variazione del valore (dunque alla sua distruzione), potendo essere misurato nella sua intensità dall’entità di questa perdita in un preciso arco temporale. Da ciò deriva dunque l’idea che «un’impresa è in declino quando perde valore nel tempo» ( 16 ). Da questa teoria emerge, innanzitutto, che non si può parlare di declino soltanto in presenza di perdite economiche, ma quando, più generalmente, si verifica un decrescimento sensibile dei flussi economici, pur sempre positivi; questa perdita di flussi, inoltre, deve essere sistematica e irreversibile nel caso in cui non si proceda ad eventuali interventi risanatori; è evidente, poi, che la misura della perdita non deve essere calcolata solo in un bilancio consuntivo, ma va riferita anche a flussi prospettici. Il declino nel suo ulteriore sviluppo si trasforma nella crisi, che l’autore, al pari di Sciarelli, considera come uno stato di grave instabilità originato da rilevanti perdite economiche (e di valore del capitale), da conseguenti forti squilibri nei flussi finanziari, dalla caduta della capacità di credito per perdita di fiducia (da parte di clienti, fornitori, personale, comunità finanziaria in genere), dall’insolvenza (ossia dall’incapacità di far fronte regolarmente ai pagamenti in scadenza) e, in ultima istanza, dal dissesto, ossia da uno squilibrio patrimoniale definitivo. Mentre però l’insolvenza è misurata in termini di flussi ed evidenzia perciò una situazione di tensione finanziaria (i flussi di cassa generati nell’unità temporale sono cioè insufficienti a far fronte alle obbligazioni derivanti dai contratti posti in essere), il dissesto è misurato in termini di stock, evidenziando dunque una situazione patologica aziendale, tale per cui il valore delle attività non basta più a garantire il rimborso dei debiti. In linea generale, secondo Guatri, la formalizzazione dello stato di dissesto segue il manifestarsi di una grave tensione finanziaria anche se questo rapporto di causalità non sempre è indicativo: l’insufficienza dei flussi di gestione corrente può essere infatti solo momentanea; d’altro canto un’impresa insolvente in termini di stock può attingere temporaneamente a riserve di liquidità o dismettere le proprie immobilizzazioni. Comunque, la tensione finanziaria comporta il ricorso al mercato per la concessione di nuovi finanziamenti o ulteriori dilazioni di tempo per quelli già esistenti; la fattibilità di questa soluzione dipende dalla credibilità del ( 16 ) Guatri L., Turnaround, cit., p. 107.
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Crisi e ristrutturazione di una grande impresa: il caso Enron

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Informazioni tesi

  Autore: Gianpaolo Abatecola
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Roberto Cafferata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

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