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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Le lotte operaie hanno rotto i vecchi equilibri, è cresciuta nelle masse lavoratrici del Nord e del Sud la consapevolezza di inquadrare in una politica economica generale di programmazione nazionale e meridionalistica le stessa battaglia per le riforme. “Dal movimento operaio viene oggi una spinta oggettiva ad affrontare i grandi problemi, le strozzature vere dello sviluppo del sistema economico italiano. E’ una forza che spinge per la riforma agraria, per lo spostamento verso il sud dell’arte di industrializzazione, per bloccare l’emigrazione dalle campagne e dal Mezzogiorno [...]. Dai successi e dalla forza della classe operaia dipendono oggi, più di ieri, in misura decisiva, le possibilità di successo e di avanzata del movimento meridionalistico”. 16 Il raccordo tra le lotte operaie e le condizioni del Mezzogiorno pare artificioso, un’ipotesi ottimistica. Sembra quasi che la soluzione della questione meridionale debba giungere dall’ “esterno”, dal nord verso il sud. Una visione, mi pare, “vecchia”, legata all’equazione “nord industrializzato” uguale “progresso”. Probabilmente i successi conseguiti dal movimento operaio spingevano all’ottimismo il PCI, fornendo una insperata via per le riforme rinvigorendo il peso delle lotte di massa. Questo, a mio avviso, non è sufficiente per mascherare l’assenza della conoscenza e dello studio della reale situazione sociale ed economica del Mezzogiorno da parte del PCI. Chiaromonte e Soliano rilevano, giustamente, che il peso della Cassa viene accresciuto dal disegno di legge. Scarse sono le competenze passate dalla Cassa alle Regioni. Alla Cassa resta la “polpa” dell’intervento : “I cosiddetti progetti speciali di intervento e la manovra degli incentivi per l’industrializzazione”. 17 I “progetti speciali” novità della legge, sono guardati con occhio critico dai relatori comunisti per il modo in cui sono stati concepiti. Essi sarebbero stralci del programma al di fuori del quadro generale e al di fuori di ogni decisione in sede politica. Essi per non essere lesivi delle prerogative delle Regioni e corpo estraneo alla programmazione, devono essere collocati in una politica che presenti precise indicazioni sulla programmazione per tutto il paese e per il Mezzogiorno, con stime precise dei bisogni e delle possibilità di sviluppo del Mezzogiorno inteso come “sottosistema” nell’ambito del sistema economico nazionale. Le trasformazioni suggerite per l’economia meridionale non costituiscono una novità, viene infatti ribadita la richiesta della riforma agraria. Si chiede poi, un processo di industrializzazione che prevede la creazione nel Mezzogiorno della diversificazione produttiva, cosa di cui il sistema industriale italiano necessita. Per realizzare quanto proposto, essenziale sarà il ruolo dell’industria pubblica ma anche il controllo pubblico degli investimenti. La relazione comunista chiede che vengano favorite soprattutto le piccole e medie imprese, in modo da contrastare i monopoli e da creare maggiore occupazione. 16 Ibid., p.367. 17 Ibid., p.385.
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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Landro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Nicola Tranfaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 466

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Parole chiave

cassa del mezzogiorno
compromesso storico
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industrializzazione
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programmazione economica
questione meridionale
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storia d'italia
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