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Diritto di cronaca e deontologia della professione giornalistica

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23 forma e sostanza espressiva, di dovere o meno di comunicazione, di aspettativa rispetto a terzi, nella continua dinamica dei rapporti in cui consiste la vita di re- lazione. Tali temi possono essere accennati nell'analisi delle singole proposizioni della norma, che così come afferma il diritto di diffondere il pensiero, sottinten- de quello di tacere (libertà negativa) e, oltre a quello individuale esplicito di in- formare, include il diritto sociale ad essere informati. È bene, tuttavia, precisare che la fattispecie della "informazione" (coeva alla nascita del moderno giornalismo) introduce nella generale libertà di pensie- ro una peculiare funzione sociale correlata a diritti-doveri di opinione e di affi- damento notiziale per la collettività. In conformità al principio già richiamato, secondo il quale il godimento di ogni libertà, che non appartenga a quelle alle quali si colleghino direttamente caratteri di doverosità, si deve poter effettuare anche negativamente, la libertà in esame include anche il diritto di non manifestare il proprio pensiero o di non manifestarne uno diverso da quello vero: è il cosiddetto diritto al silenzio, ossia la facoltà di non esternare ciò che si pensa su un qualsiasi argomento, salvo gli obblighi, previsti dalle leggi, di riferire notizie, come testimoniare in giudizio o l'obbligo di denunzia. Tale diritto è naturalmente limitato dalle imposizioni che possono derivare dall'esigenza della conoscenza di fatti a fini di giustizia o di buona amministrazione, o dall'ufficio pubblico rivestito. Può avvenire che, in occasione di censimenti o altre rilevazioni statistiche, si richieda di dichiarare l'eventuale appartenenza a confessioni religiose oppure a partiti politici. Si do- vrebbe ritenere che tali affermazioni non siano obbligatorie. Diverso è il caso in cui da queste notizie si facciano derivare diritti o obblighi particolari, come quando si disponga di un trattamento differenziato nei confronti di minoranze nazionali (protette anche dalla nostra Costituzione all'articolo 6). Il diritto al silenzio contrasta con quanto era praticato dai regimi totalitari che richiedevano dai cittadini non già l'astensione dalle critiche, ma anche le espressioni di consenso al regime, in sostanza l'acclamazione. Sotto l'aspetto positivo, la libertà di manifestazione del pensiero abbraccia tutte le facoltà di dichiarare le proprie opinioni, di sostenerle, difendendole, con la discussione di fronte alle altrui obiezioni, di farne l'apologia, di diffonderle e propagandarle allo scopo di raccogliere intorno ad esse consensi ed acquisire proseliti. A differenza di quanto avveniva vigente lo Statuto albertino, allorquando questa libertà era garantita solo attraverso la tutela dei mezzi di diffusione del pensiero, vale a dire attraverso la libertà di stampa (articolo 28 dello Statuto, primo comma) 5 , nell'attuale Costituzione la libertà di pensiero trova espressa garanzia tanto nel suo aspetto sostanziale , che consiste nel pensare ed esprime- re ciò che si pensa, quanto in quello strumentale, nella libertà cioè di adoperare ogni mezzo adatto a divulgare il proprio o l'altrui pensiero, salva poi l'effettività del diritto di disporre dei mezzi di divulgazione meno accessibili, problema cer- to non secondario. 5.Articolo 28, primo comma: "La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi".
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Diritto di cronaca e deontologia della professione giornalistica

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Mariani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Guido Alpa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 319

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