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Rapporto tra sviluppo politico e sviluppo economico: il caso argentino

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(ECOSOC), affermarono che “il problema dei paesi sottosviluppati non è solo la crescita, ma lo sviluppo. Sviluppo è crescita più cambiamento. Il cambiamento, a sua volta, è sociale e culturale cosi come economico, e qualitativo come quantitativo. Il concetto chiave deve essere il miglioramento della qualità della vita della gente” (ONU, 1962). Su questa idea di sviluppo si formarono, negli anni ’70 e ‘80, la maggior parte dei programmi di lavoro degli organismi internazionali che avevano come obiettivo l’eliminazione delle disuguaglianza. “Questa Commissione non si è provata a ridefinire lo sviluppo, ma comunque abbiamo per esempio convenuto che l’accento deve essere posto, non già su macchine o istituzioni, bensì su persone. Ancora, che il rifiuto di accettare acriticamente modelli stranieri costituisce in effetti la seconda fase della decolonizzazione, e che non ci si deve rassegnare all’idea che al mondo intero non resti che copiare i modelli dei paesi altamente industrializzati. Va evitata la persistente confusione tra crescita e sviluppo e abbiamo decisamente posto l’accento sul fatto che obiettivo primo dello sviluppo è di condurre all’autorealizzazione e alla partecipazione creativa nell’uso delle forme produttive di una nazione e del suo intero potenziale umano […] le ideologie della crescita al Nord hanno troppo spesso perso di vista la qualità della crescita. Un popolo consapevole della propria identità culturale può adottare e adattare elementi conformi al proprio sistema di valori, in tal modo gettando le basi di un appropriato sviluppo economico” (Brandt, 1980). L'analisi condotta da Brandt può, comunque, essere ampliata e adeguata a uno sviluppo che non sia esclusivamente di tipo economico ma che comprenda anche gli altri settori della società, definendo così il processo di modernizzazione. "Per modernizzazione si intende l’insieme dei processi di cambiamento su larga scala mediante il quale una determinata società tende ad acquisire le caratteristiche economiche, politiche, sociali e culturali considerate proprie della modernità" (Martinelli, 1998). La sua caratteristica più propria è la globalità in una duplice accezione: nel senso che riguarda tutti gli aspetti, economici, sociali, politici, culturali delle società in cui si esplica e coinvolge tutte le sfere di azione e di vita dei loro abitanti; e nel senso che, pur riguardando in primo luogo e direttamente le società europee, ha investito progressivamente, con ritmi e sequenze diverse, il mondo intero inserendolo più o meno forzatamente all’interno di un unico sistema globale che appare oggi fortemente interdipendente dal punto di vista economico e strettamente connesso dal punto di vista culturale. Inoltre Brandt, in questo discorso, pone l’accento su un punto importante che sul finire degli anni ’70 avevano già messo in evidenza i membri dell’UNESCO con il concetto di sviluppo endogeno, ossia la critica alla tesi seconda la quale era necessario, per avviare lo sviluppo o, più precisamente, il processo di modernizzazione, imitare meccanicamente le società industriali, senza tenere in debita considerazione le particolarità di ciascun paese.
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Rapporto tra sviluppo politico e sviluppo economico: il caso argentino

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Locci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Gianfranco Bottazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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Parole chiave

autoritarismo
colonialismo
crescita economica
indici di democraticità
populismo
teoria della dipendenza
argentina
sviluppo economico
carlos menem
juan domingo peron
raul alfonsin
democrazia

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