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Rapporto tra sviluppo politico e sviluppo economico: il caso argentino

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Uno dei principali esponenti di questa tesi è stato Marion J. Levy (1970) il quale definisce determinante il ruolo assunto dai paesi sviluppati nei cambiamenti sociali avvenuti in quelli in via di sviluppo. Secondo Levy, infatti, “ogni volta che c’è stato un contatto tra i membri delle società relativamente modernizzate e i membri delle società relativamente non modernizzate, prescindendo dai brevi incontri e dallo sterminio dei rappresentanti di una società o dell’altra, ne è sortito un unico generale tipo di mutamento sociale”. Il cambiamento delle strutture sociali dei paesi più arretrati tende sempre a indirizzarsi verso quelle dei paesi più progrediti. Inoltre, da questa situazione, potrebbe derivarne un vantaggio per quelli che Lerner (1973) definisce “i nuovi arrivati”. Il processo di modernizzazione per questi non si svolge al buio in quanto hanno la possibilità di fare i paragoni con i paesi già modernizzati e quindi di conoscere in anticipo le fasi della transizione. Come conseguenza, le èlites del Terzo Mondo che si prefiggono l’obiettivo di avviare il processo di sviluppo devono prendere in considerazione il modello occidentale adottando e adattando la sua tecnologia, assimilando i suoi valori e i suoi modelli d’azione, importando le sue istituzioni finanziarie, industriali e i suoi sistemi di educazione. Per i teorici della modernizzazione questo non può che significare che il mondo è convergente verso una società uniforme e standardizzata rassomigliante agli Stati Uniti e all’Europa Occidentale, una convergenza così forte che il processo di modernizzazione è definito anche come processo di occidentalizzazione o europeizzazione. Inoltre, affermando che il processo di sviluppo delle società è simile in ogni area del mondo, a prescindere da ogni loro aspetto peculiare la principale differenza tra le nazioni già sviluppate e quelle in via di sviluppo, secondo tale teoria, non si trova nella natura del processo, ma nella sua velocità e intensità. All’interno del dibattito tra i teorici della modernizzazione vi è, tuttavia, il problema di accordare la priorità a questo o a quel fattore che determina o condiziona lo sviluppo; la contrapposizione tra gli studiosi nasce, in altri termini, per la scelta del "motore del cambiamento". Mentre infatti le interpretazioni materialistiche pongono al centro dell’analisi i rapporti sociali di produzione, le interpretazioni idealistiche assegnano, invece priorità alle norme sociali. Entrambe condividono, tuttavia, la prospettiva fondamentale evoluzionistica e dicotomica, condividono cioè la concezione della modernità come progresso e radicale diversità rispetto al passato, come trasformazione epocale e come stadio più evoluto del percorso dell’uomo nella storia. Il più delle volte i teorici della modernizzazione individuano in un unico elemento, in un’unica variabile indipendente, il “motore dello sviluppo” che può essere di differenti tipi.

Anteprima della Tesi di Roberto Locci

Anteprima della tesi: Rapporto tra sviluppo politico e sviluppo economico: il caso argentino, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Locci Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.