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Le rogatorie internazionali in materia penale

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17 nell’art. 10 (comma 1), laddove si stabilisce che l’ordinamento giuridico italiano debba conformarsi alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute 22 . Esiste tuttavia un limite all’adattamento automatico che è costituito dai valori fondamentali che ispirano la nostra Costituzione 23 . Il problema delle categorie di norme internazionali in relazione alle quali occorreva predisporre l’adattamento automatico fu affrontato nella commissione per studi attinenti alla riorganizzazione dello Stato nominata dal Ministro per la costituente. Nei lavori preparatori della commissione Stati, dal ripetersi cioè di una data condotta, accompagnato dalla convinzione dell’obbligatorietà della medesima. Gli elementi che caratterizzano questa fonte sono due: la diuturnitas (prassi) e l’opinio iuris sive necessitatis. Rientrano nel diritto internazionale generale anche i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili che costituiscono una specie di norme consuetudinarie. Oltre alle consuetudini generali si afferma l’esistenza di consuetudini particolari, cioè vincolanti un ristretto numero di Stati, come per esempio le consuetudini regionali o locali formatesi tra gli Stati dell’America latina. 22 Questa norma sancisce un procedimento c.d. speciale di adattamento, caratterizzato dal fatto che introduce nell’ordinamento norme internazionali mediante semplice rinvio ad esse. Una diversa modalità di adattamento del diritto interno al diritto internazionale è costituita dal c.d. procedimento ordinario, il quale comporta la riformulazione della norma internazionale all’interno dello Stato. Questo secondo metodo è indispensabile se la norma internazionale è non self- executing, cioè richieda un’attività integratrice degli organi statali per la sua applicazione. Queste due procedure, seppure diverse, in certi casi possono coesistere, come ad esempio nell’ipotesi in cui si sia dato ordine di esecuzione a un trattato (di solito mediante legge) senza riformularne le norme e successivamente si siano create regole corrispondenti alle norme non self-executing contenute nel trattato medesimo. In dottrina, generalmente, si ritiene che il procedimento speciale sia preferibile, a causa degli inconvenienti che potrebbe cagionare quello ordinario. Tali svantaggi si manifestano nel momento in cui il giudice applica la norma interna di adattamento, la quale potrebbe riferirsi a norme internazionali inesistenti o estinte; in aggiunta, l’interprete deve applicare la norma nazionale di adeguamento al diritto internazionale, anche se chi ha emanato la norma interna (il legislatore nel caso più comune di norme legislative o l’organo amministrativo nel caso di regolamenti o atti amministrativi) non abbia interpretato correttamente la norma internazionale da introdurre nel nostro ordinamento. Sulla base di quanto detto, il procedimento speciale sembra essere il più idoneo ad assicurare l’osservanza del diritto internazionale; l’utilizzo di questo tipo di procedimento di adattamento del diritto interno al diritto internazionale, infatti, comportando l’introduzione, nel nostro ordinamento, di una norma interna che opera un mero rinvio alle norme internazionali vigenti nell’ordinamento internazionale, evita di “incappare” in uno degli inconvenienti (appena visti) cagionati dal procedimento ordinario. Cfr. B. CONFORTI, Diritto internazionale, Napoli, 1997, p. 296 s. 23 Il fatto che l’esigenza del conformarsi dell’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generale sia posta da una norma costituzionale, implica che le varie disposizioni della Costituzione debbano essere interpretate alla luce del diritto internazionale generale. Nel caso di contrasto fra una norma costituzionale ed una internazionale, non risolvibile con l’interpretazione, secondo la Corte costituzionale (sent. n. 48 del 1979) prevale la seconda ove si tratti di una norma internazionale generale formatasi prima del 1948; se si discute, invece, di una norma internazionale successiva all’entrata in vigore della Costituzione, essa prevale sulla Carta Fondamentale soltanto se la norma costituzionale non rientri tra i principi fondamentali dell’ordinamento. A tal proposito, si sostiene che l’art. 10 della Costituzione, interpretato sistematicamente, contenga una clausola implicita di salvaguardia dei principi considerati essenziali al nostro sistema giuridico (B. CONFORTI, Diritto, cit., p. 307 – 308).

Anteprima della Tesi di Mirko Zantedeschi

Anteprima della tesi: Le rogatorie internazionali in materia penale, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mirko Zantedeschi Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

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