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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

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Anche quando la prova di colpevolezza di una persona era insufficiente secondo la legge, i giudici applicavano la tortura nel presupposto che l’imputata fosse colpevole e, quindi, dicesse la verità solo se torturata o minacciata: un uso della tortura per confermare i sospetti, dare corpo alle fantasie degli inquisitori e acquisire nomi dei complici per dar luogo alla caccia di dozzine, centinaia di persone. Ci troviamo di fronte a un giudice che può abbandonare l’ordinario metodo prescritto dalle leggi circa l’ordine giudiziale, gli indizi per l’inquisizione, la cattura e la tortura: tutto è possibile quando si ha davanti un delitto di stregoneria, persino impedire all’imputato di difendersi e di dimostrare la sua innocenza. Il giudice, pur di condannare, può, non dire il falso, ma nascondere una parte della verità con espressioni equivoche e tanto peggio per il reo se non si accorge del tranello. Il Malleus Maleficarum contiene una precisa descrizione del processo, indicando che questo può variare a seconda delle situazioni: davanti al giudice un soggetto può accusare del crimine di eresia fornendo prove, denunciando senza prove, oppure il giudice procede d’ufficio e non su istanza di parte. Nel caso ci siano testimoni, le loro deposizioni devono essere trascritte fedelmente da un pubblico ufficiale o da uomini idonei, dopo aver giurato sui Vangeli o sulla croce. E’ necessario sapere il numero, le condizioni dei testimoni e le loro accuse devono essere concordi sul fatto della stregoneria. Il giudice potrà riascoltarli più volte per constatare se le loro visioni sono state modificate a distanza di tempo o per far precisare alcuni fatti troppo confusi o poco approfonditi. Non sono ammessi a testimoniare nemici mortali, però il giudice non deve essere facile nel credere che i testimoni siano nemici mortali, poiché le streghe risultano odiose a tutti e deve verificare la realtà delle loro affermazioni. Il giudice deve rendere il più breve possibile e limitare la dilazione della lite, respingendo eccezioni, gli appelli, frenando le discussioni di avvocati e procuratori: nelle cause riguardanti la fede si può procedere in modo spedito semplice e sommario, anche se tale procedimento porta ad imprigionare la persona denunciata per un certo periodo, poiché se dopo qualche anno “depresso dallo squallore del carcere, questa confessa i suoi crimini, il giudice non avrà agito ingiustamente, ma secondo giustizia”. Se la strega ha però negato tutto, sorge il dubbio della validità dell’arresto: per alcuni è
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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Monica Cancelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Cattaneo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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